Stupidamente non ascolto molta musica italiana. Un po’ per quell’anglofilìa che ho immotivatamente sviluppato fin da bambino, un po’ perchè il mainstream italiano è quantomeno deprimente, e tolto qualche cantautore di oggi o di ieri non ho prestato molta attenzione a quanto si canta al di qua delle Alpi. Stupidamente. Perchè quando invece cedo e ascolto  un po’  di quello che propone l’underground del sì, scopro cose decisamente ottime.

I Ministri sono una band (anzi: un gruppo) milanese attivi da meno di una decina d’anni, con alle spalle tre album e una lunga serie di concerti live (anzi: dal vivo) su e giù per lo stivale, e nel loro genere hanno anche ottenuto successo entrando pure nella top 20 (anzi: nei migliori 20) dischi più venduti della classifica ufficiale italiana, finendo pure ad aprire il concerto dei Coldplay (anzi: dei Suonofreddo) nel 2009.

 Da pochi mesi hanno Leggi il seguito di questo post »

Canzoni da viaggio statico

9 dicembre 2010

Mi è successa una cosa strana. Circa una settimana fa mi è venuta quest’idea, di fare una playlist (una “cassettina” l’avremmo chiamata qualche anno fa) e di usarla come regalo virtuale per degli amici. Il concept era quello di raccogliere quelle canzoni che non sarebbero mai potute entrare nelle mie celebri compilation da viaggio, ossia nei cd che tradizionalmente preparo prima di ogni tipo di vacanza o viaggio che implichi almeno un paio d’ore di spostamento. Un’idea come un’altra: solo un pretesto per perdere un po’ di tempo a fare questa cosa che mi diverte, raccogliere canzoni del mio presente e passato come briciole da un tavolo, e cercare di disporle su un piano per creare un disegno più grande. Come sempre, alla fine ci ho speso più tempo del necessario, e come sempre ad un certo punto mi accorgo che Leggi il seguito di questo post »

Dunque, lo dico subito: non è un disco palloso. E’ inevitabile che, a voler ascoltare musica un po’ ricercata, un po’ diversa dalle New Hits, si finisca con l’inseguire dischi sempre meno diretti, melodie scarne, cantati inafferrabili, fino a trovarsi nello stereo un disco che, se non lo ascolti col mood giusto, è sostanzialmente e indiscutibilmente un po’ palloso. Ma a volte succede invece di scoprire un disco di qualità che sa essere anche gustoso.

I The Sonnets arrivano dalla sempre fruttuosa Svezia, e sono giunti alla ribalta da qualche mese con un disco sul quale mi sento di puntare molto – e visto che se ne sta iniziando a parlare un po’ su tutti i siti musicali, eccheccazzo, per una volta cavalco anch’io i tempi!

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Dopo l’uscita pop un po’ datata dell’ultima volta, torno nelle mie più consuete terre della musica… uff… eh, mi tocca dirlo: indie.

Gli “I am kloot” sono un gruppo britannico attivi da una decina d’anni, che dopo vari album e diatribe con le solite case discografiche cattive cattive pare siano riusciti a fare il famoso grande passo con l’ultimo disco, “Sky at night”, uscito questa estate con la produzione del cantante degli Elbow di cui ovviamente non ricordo il nome (insomma, non sono mica Wikipedia. Per i dettagli noiosi si può sempre andare lì, lo dicevo anche qualche giorno fa.), sollevando l’interesse di criticaepubblico, come si suol dire.

E mi verrebbe voglia di fermarmi qui: Leggi il seguito di questo post »

Il mondo delle cover è sempre un mondo scivoloso: se sei troppo fedele all’originale ti accuseranno di scarsa personalità, se sei troppo fantasioso i fedelissimi urleranno allo scandalo, e in ogni caso la produzione musicale contemporanea è talmente sovrasatura che solo in pochissime occasioni i brani reinterpretati da altri cantanti hanno superato il qualità e fama i corrispettivi originali. Poche occasioni, ma quasi sempre notevoli.

Una di queste è senz’altro la “Nothing compares 2 U” di Sinead O’ Connor, originariamente una composizione minore di Prince scritta per una band di cui nessuno ricorda nulla (e di cui io non ricordo il nome. Ok, Wikipedia suggerisce “The Family”. Grazie Wiki Wiki.), e Prince stesso ha iniziato ad eseguirla dal vivo solo dopo il successo della versione di Sinead – insomma, ha fatto una cover della sua stessa cover!

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Io mi atteggio in modo particolare nei confronti della musica – o meglio, nei confronti dei dischi: ho un comportamento ben preciso e attivo di ricerca. Leggo recensioni, sento opinioni e ascolto suggerimenti, saltando da un album all’altro secondo un filo più o meno definito fra generi e stili che mi soddisfano. Infilo il cd nel lettore e seguo quello che mi piace, penso a quello che va e che non va, e dopo un po’ vado in cerca di un altro disco, seguendo quella direzione se il disco mi piaceva, o cambiando aria se non mi aveva soddisfatto. Ricerco musica come un entomologo ricerca gli insetti: non c’è un obiettivo, se non quello di avere per il piacere dei miei sensi quello che è bello secondo il mio gusto.

Ma. Leggi il seguito di questo post »

Essere speciale

4 marzo 2010

Voglio che tu sia diverso io voglio che tu sia speciale
voglio che tu abbia qualcosa in più della media nazionale
spero che tu sia meglio di me e che meriti di essere lì
e anche se non fosse poi così è così che io voglio sperare 

che tu non diventi lo specchio fedele di ogni mia banalità
ma dandomi un vetro che sia trasparente
mi aiuti ogni giorno a uscire dal niente

Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso

Non voglio sapere se ti piace il mare o tanto meno se sai cucinare
voglio potermi identificare non in te ma nel tuo ideale
non vorrei che tu dicessi quello che so ma quello che non so dire
so che è un gioco infantile ma lasciami immaginare
che tu sia la speranza la mia fratellanza
il sogno che ormai non ho più
e quando ho la testa chinata sul marmo
tu possa gridare e svegliare il mio sonno

Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso
voglio che tu sia un essere speciale


Proprio oggi riascolto una canzone che si intona incredibilmente ai pensieri di ieri. Un testo denso, da ascoltare lentamente, strofa per strofa. Ovviamente, di Niccolò Fabi.
Visto da qui tutto tutto sembra lontano  
convulso e insensato agitato per niente
come fosse distratto e indifferente
a cio che e’ importante

Visto da qui e’ solo il vuoto che urla
il pensiero scucito dalla realta’
passanti qualunque in una strada qualunque
la mia citta’

Sara’ anche che il gioco si cambia da dentro
ma alla fine e’ giocare che ti cambia dentro
sara’  anche che spesso lontano dal centro
ognuno si scopre un nuovo talento

Magari fuggire non e’ la soluzione
magari fuggire e’ una resurrezione
e’ come sfidare il niente
stare qui

Io non so se ritornare
quale vuoto sia peggiore
se avro’ forza per trattare
se il mio compito  e’ di stare
fuori o dentro

Visto da qui e’ solamente una parte
davvero convinta di essere tutto
dove non c’e’ piu’ urgenza c’e’ solo la fretta
e l’affanno e’ un respiro che non si rispetta

A volte un’isola e’ la cura del tempo
a volte  un’isola e’ solo  isolamento
e’ come cadere al buio
scegliere

Io  non so se ritornare
quale vuoto sia peggiore
se avro’ forza per trattare
se c’e’ piu’ coraggio a stare
fuori o dentro
(Niccolò Fabi, "Fuori o Dentro", 2009)

The Girl From Tiger Bay

24 gennaio 2010

1 Gennaio 2010. Pomeriggio. Con la palpebra ancora cadente, girovago un po’ per il web, e cazzeggiando tra i siti musicali più fidati trovo notizia dell’uscita di un nuovo disco di inediti di Shirley Bassey. Non conosco quasi nulla di lei, ma la notizia mi incuriosisce: gli interpreti della sua stazza artistica e della sua età, infatti, solitamente fanno capolino sugli scaffali dei negozi di dischi solo per raccolte, ristampe, dischi di cover o riletture di loro successi, e solo in rare occasioni si avventurano nella scommessa di un intero disco di inediti. Dunque, anche se generalmente la musica melodica orchestrale da crooner non è pane per i miei denti, decido di procurarmi il disco (ok, “procurarmi” è il termine politically correct…). 
E quello che sento mi lascia stupefatto.
Potrei dire molte cose: potrei parlare della produzione in studio assolutamente perfetta, delle orchestrazioni  impeccabili e dei suoni appaganti e misurati. Potrei parlare delle canzoni, di altissimo livello (la opening track “Almost There”, la giustamente lead-single “Girl From Tiger Bay”, la chiusura di “After Ther Rain” e “The Performance Of My Life”). Potrei parlare degli autori di ogni genere che hanno scritto per lei queste canzoni (Rufus Wainwright, Neil Tennant dei Pet Shop Boys, i Manic Street Preachers giusto per dire i primi che mi sovvengono), e potrei, anzi dovrei parlare dell’età di questa signora di quasi 80 anni che nelle foto di copertina non ne dimostra 50.
Ma quello che mi ha colpito, quello che alla fine del disco me l’ha fatto rimettere daccapo per giorni e giorni, è la freschezza con cui canta. Canta come se si fosse appena alzata una mattina d’estate, e invece di fare una corsa sulla spiaggia si fosse messa al microfono. Canta e non lo fa pesare: nonostante tutti le abbiano scritto canzoni di largo respiro dove ogni verso si presta al più ardito dei fraseggi, Dame Shirley se ne va sempre liscia, lasciando gli abbellimenti alle cantantine Careyformi, ignorando tutte le esibizioni di bella voce che poteva fare. Canta e non urla: canta e non urla (sì, Laura Pauseney, mi rivolgo a te: canta, e non urla), nonostante la potenza ce l’abbia, e solo al momento giusto, non un secondo prima, la tira fuori, e sale, e sale, e con una parola sbaraglia tutte le Urlanti e le Susan Boyle d’europa e d’oltreoceano. E poi, con un battere di palpebra ritorna all’eleganza della freschezza della ragazza di Tiger Bay.
There’s a crack in every pavement
Underneath there is a beach
It’s been a long time longing
As history repeats

Yes many times I’ve wondered
Why a part of me remains
In a place so full of beauty
That somehow never changed

I bought a ticket of a lifetime
There’s no denying who I am
Forever young, I will stay
The girl from Tiger Bay


Time has me believing
That there’s nothing left to prove
I feel the love within me
And love can’t be removed

There’s a crack in every pavement
Underneath there is a beach
It’s been a long time longing
As history repeats

I bought a ticket of a lifetime
There’s no denying who I am
Forever young, I will stay
The girl from Tiger Bay


All the memories and the scars
They dance away into the stars


I bought a ticket of a lifetime
There’s no denying who I am
Forever young, I will stay
The girl from Tiger Bay
The girl from Tiger Bay

Bliss

28 novembre 2009

Everything about you is how I’d wanna be
Your freedom comes naturally,
Everything about you resonates happiness
Now I won’t settle for less


Give me all the peace and joy in your mind


Everything about you pains my envying
Your soul can’t hate anything
Everything about you is so easy to love
They’re watching you from above


Give me all the peace and joy in your mind

Everything about you resonates happiness
Now i won’t settle for less


Give me all the peace and joy in your mind

Secretly

15 novembre 2009

I’ve been biding my time. Ho atteso dieci anni (dieci anni!) per vederli dal vivo. Non credevo neppure di avere dieci anni di vita vissuta alle spalle, eppure evidentemente dev’essere così.
Gli Skunk Anansie, potrei dire che erano il mio "gruppo preferito" quando ero ai primi anni di liceo, poi quegli stolti han pensato bene di sciogliersi prima che avessi l’età sufficiente per andare a vedere dei concerti dal vivo con il benestare dei genitori, e il non averli mai sentiti suonare live era dunque diventato uno dei miei rimpianti giovanili.
Grazie al cielo qualche mese fa si sono rinsaviti, e grazie al cielo hanno ancora tutta l’energia e la perfezione formale che li distingueva una decade fa, e finalmente stasera potrò vederli suonare quelle fucking good songs. Can’t wait!

  

Ho aspettato il mio momento
sono stato così subdolamente gentile
Ho dovuto pensare così egoisticamente
perchè sei tu il volto che porto dentro
 
Ho aspettato il mio giorno,
vedi: evidentemente è servito
Sono stato un amico con vedute obiettive,
e poi segretamente ti desideravo
 
E ora che lui è arrugginito, sei annoiata e confusa
Vuoi solo farti qualcun’altro, dovresti essere da sola invece che qui con me,
Segretamente
 
Ci provo sul serio a fare pensieri puri,
è dannatamente difficile quando sono nudo
e tu parli in modo così eccitante
di ragazzi e ragazze e della tua voglia di scopare
 
E allora adesso hai voglia, sei eccitata e confusa
Vuoi farti qualcun’altro, dovresti essere da solo invece che qui con me,
segretamente
 
E ora sei in rovina, sei in trappola, ti senti usato
Devi farti qualcun’altro, dovresti essere da sola invece che qui con me,
segretamente
 

  

In class yesterday

11 ottobre 2009

  

« [L’idea] viene da un paragrafo su un giornale il cui senso era: ti uccidi e fai un grande vecchio sacrificio cercando di ottenere la tua vendetta. Questo è ciò che finisci per ottenere, un paragrafo su un giornale. Diciassette gradi e nuvole in un quartiere suburbano. Questo è l’inizio del video e questa è la stessa cosa che si vede alla fine, non fa differenza… niente cambia. Il mondo continua e tu non ci sei più. La miglior vendetta è vivere e mettere alla prova te stesso. Sii più forte di quelle persone. Così puoi fargliela vedere. È più o meno quello che ho fatto io. Adesso tutti quelli che erano miei nemici vogliono essere miei amici. Non capiscono perché… non rispondo loro. »
(Eddie Vedder on "Jeremy")


 

Parole che fanno bene

11 giugno 2009

Parlo per me,  per il mio paese
per quella parte che tace  e non dice che gli soffoca in gola uno strillo 

per lo sgomento di uno spettacolo indegno per cui paga e non lo ha scelto 
di chi segue il bastone del pastore o l’etichetta dov’è scritto il proprio nome 

E se costruire il  futuro è inginocchiarsi ed accendere un cero 
complimenti, complimenti davvero 
pascoliamo, pascoliamo e pure in un campo a caso e che sia vicino a casa 
perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale prigionieri
con il il terrore di essere liberati , di essere liberi

Caro mercato, ti vedo costretto ad offrirci ogni giorno 
ciò che non ti e’ richiesto per il tuo bisogno, per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati
davanti a
intestini accorciati di uomini obesi annoiati 
ossessionati dalla forma ossessionati dalla  norma  
non ci siamo,  non ci siamo…
 
Allora una parola lanciata nel mare 
con un motivo ed un salvagente 
che semplicemente fa il suo dovere,  
una parola che non affonda 
che magari genera un’onda
che increspa il piattume e lava il letame

Parole che fanno bene, 
         parole che fanno bene, 
                   parole che fanno bene

(Niccolò Fabi, "Parole che fanno bene" 2009)

Condivisibile

2 maggio 2009

Forse qualcuno ricorderà i Chumbawamba per "Thubtumping", la loro smash-hit del ’97 (o giù di lì). 
Forse in pochi, invece, sanno che il gruppo esisteva molto prima di allora e esiste tuttora. 
Forse qualcuno sa che dietro al nome del gruppo si succedono musicisti via via diversi, idea curiosa per creare una band autorigenerantesi – e in teoria eterna, ma questo l’ho aggiunto io. 
Forse in una manciata di persone sanno che sti pazzerelloni sono usciti con un nuovo album, stavolta di canzoni folk-acustiche, ma sempre caustiche, impietose e taglienti, talvolta purtroppo trascendendo anche la musica stessa in funzione del messaggio – che è una cosa ingiustificabile, ma anche questo l’ho aggiunto io.
Ma c’è una cosa davvero fantastica, che è il titolo del loro album, per comodità abbreviato "The boybands have won", ma che riporto per intero qualche riga più sotto, perchè dicono qualcosa su cui sono molto d’accordo.
C’è una formula sempre più usata e sempre più vincente, che è quella delle cover-bands, boy-bands, e talent show in cui il talent sembra sempre più quello di scimmiottare qualcun altro. Insomma, più ricordi l’originale, più sei "il nuovo vasco rossi" o "proprio uguale ai nomadi" e più avrai pubblico a josa, e con un una bella faccia e un po’ di fortuna anche un contrattino e videoclip uguali-uguali a quelli di Beyoncè.
Troppa paura di osare? Voglia di successo facile? O mancanza di idee? ma questo non l’ho detto io…
 
The boy bands have won, and all the copyists and the tribute bands and the TV talent show producers have won, if we allow our culture to be shaped by mimicry, whether from lack of ideas or from exaggerated respect. You should never try to freeze culture. What you can do is recycle that culture. Take your older brother’s hand-me-down jacket and re-style it, re-fashion it to the point where it becomes your own. But don’t just regurgitate creative history, or hold art and music and literature as fixed, untouchable and kept under glass. The people who try to ‘guard’ any particular form of music are, like the copyists and manufactured bands, doing it the worst disservice, because the only thing that you can do to music that will damage it is not change it, not make it your own.
Because then it dies, then it’s over, then it’s done, and the boy bands have won.



Per l’appunto

20 febbraio 2009

     Cvd, ho tradito (in parte) il mio proposito di astenermi dal Santo Maltrattatore della musica italiana (San Remo ovviamente), e ieri ho ascoltato alcune "nuove proposte" ocomecavolovengonochiamateoggi. E, cvd, ho trovato qualche nome interessante da appuntarmi.
     Il primo nome è Arisa (ma quand’è che la smetteranno di trovare nomi d’arte che terminano in "-isa"? dopo Elisa, Lisa, Arisa, mi aspetto Luisa, Marisa, Isa, è L’Isa, etc etc..)… la canzone ha un testo talmente banale e prevedibile… da piacermi Sorriso. Comunque mi riservo di ascoltare qualcos’altro prima di dare un giudizio definitivo.
     Il mio entusiasmo è invece tutto per Malika Ayane. Ho conosciuto questa cantante poche settimane fa, ascoltando la sua collaborazione con Pacifico nel suo ultimo disco "Dentro ogni casa" (tra l’altro, anche lui fa parte di quel gruppo di artisti italiani che ho conosciuto grazie al festivàl), ma ingenuamente pensavo si trattasse di una qualche navigata interprete straniera ingaggiata da Pacifico per dare richiamo al suo album. Invece si tratta di una nuova scoperta di Caterina Caselli, la quale ha sempre un orecchio scova-talenti e un occhio aperto sul mercato – e infatti scopro essere suo "Feeling better", uno dei tormentoni dell’estate scorsa, che in quanto tale non avevo degnato di un ascolto attento, ma che magari all’interno dell’album riascolterò meglio. Poi ha catato numerose colonne sonore di pubblicità, più o meno note ma tutte di gran classe. Voce profonda, un timbro quasi maschile, uno stile piuttosto originale tra soul e leggere influenze elettroniche… mi piace!
 
Malika Ayane, "soul weaver" live