La Basta Pasta

11 gennaio 2011

Certe volte, ho fame. E tutto quello che voglio è un piatto infinito di pasta, con tanto tanto sugo, da mangiare fino a non potere dire basta.

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Pressione al lazo

8 dicembre 2010

Non c’è niente da fare: i nomi dei farmaci rappresenteranno sempre la fonte principale degli scivoloni in cui incappano i pazienti (e, sì, anche i medici).

Medico: “Signora, che farmaci prende di solito?”
Signora: “Dunque, quello per il diabete, la cardiospirina, e poi quell’altro… Come si chiama… Ah, sí: il Triatix!”
Medico: “Hem… Intende forse dire il Triatec?”
Signora: “Sí, sí: il Triatex!”

Dolori dorati

8 dicembre 2010

Medico: “Buongiorno, mi parli del suo mal di testa”

Signora: “Io soffro da anni di Cefalea Aurea

(“Emicrania con Aura”, senza la “e” e senza pietre preziose)

 

Solito, freddo, umido, isolato ambulatorio di provincia. Entra una mamma con il bimbo di 6-7 anni. Biondo, vispo e sprizzante entusiasmo come solo i bambini biondi di 6-7 anni sanno essere, mi mostra con visibile orgoglio un taglio sul sopracciglio destro.

Io: ” E qua, cosa ti è successo?”

Bimbo: “Mi sono fatto male sabato scorso alla partita di Rugby!”

Guardo la ferita, in realtà già ben rimarginata, poi alzo lo sguardo verso la madre: “Il taglio è bello… non c’è stato bisogno di mettere dei punti di sutura?”

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Pazzienza

31 ottobre 2010

A volte, è tutto quello che ci vuole.

Ho l’età (non?)

29 ottobre 2010

Solitamente mi lamento (ma in quel modo in cui si capisce che in realtà gongolo) del fatto che negli ambulatori di MMG vengo continuamente additato per la mia giovanissimissima età, e che sembra incredibile che esista un medico così giovane, e che sicuramente se sono giovanissimissimo e già abilitato devo essere una qualche forma di genio. Bhe, forse le cose stanno per cambiare.

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Contorsionisti

28 ottobre 2010

A quanto pare, non ho inventato niente con questa idea di appuntarmi le migliori uscite di pazienti e colleghi: proprio qualche giorno fa, infatti, mentre vagavo per l’ambulatorio alla ricerca degli abbassalingua con cui mi diverto a provocare conati di vomito ai pazienti più antipatici, ho trovato questo foglietto scritto dal medico che sto sostituendo, giustamente immortalato per la memoria dei posteri:

 

 

(“Mi hanno detto: <<Vorrei fare un’ecografia perchè ho il seno un po’ contorto e una mastoide alla mammella sinistra>>”)

Spazio aperto alle interpretazioni.

Mai biascicare le parole

21 ottobre 2010

Mercoledì mattina, piuttosto assonnato, eseguo l’ennesima richiesta di prescrizioni. Una donna mi chiede un tale farmaco per il marito, ma quando termino di scrivere sul foglietto rosso ho già dimenticato il nome di lui.

io: Leggi il seguito di questo post »

Essere distratti

19 ottobre 2010


Reparto di Oculistica: “Pronto, salve, dovrei prenotare una visita perchè mi è caduta la retìna” (ndf: distacco di rètina, con l’accento sulla “e”)

Caposala bastardissima: “Ah sì, e dove le è caduta?”

 

(riferita da Nausica)

Sexy varici

16 ottobre 2010

Sig.ra, sulla settantina: “Dottore, sa che avevo le gambe gonfie, con le vene varicose?”

io: “Sì, mi dica…”

sig.ra “Ecco, son venuta a farle vedere il risultato del topless…”

(Doppler, ndf)

(AAAAAAAAAAH! No, signora, NO, il suo topless non lo voglio vedere!)

Al medico non far sapere

15 ottobre 2010

Su segnalazione di un’amica ho scoperto questo fantastico blog, dove alcuni farmacisti dotati di senso dell’umorismo tengono appuntati i migliori strafalcioni di clienti e colleghi che bazzicano in farmacia, notoriamente non difficili visto i nomi astrusi e talvolta al limite dell’impronunciabile di molti farmaci e non solo (ne cito solo una che mi ha fatto sbellicare, intitolata “Scomodiamo l’ONU?”: sig.ra “Salve, vorrei qualcosa per rinforzare le difese umanitarie…”).

Ora, visto che il repertorio non manca di certo (ne avevo già parlato anche qua), ho pensato di dare anche sul mio blog il giusto spazio a queste scene di ordinaria ilarità in cui mi imbatto ogni giorno. Qua le prime… Leggi il seguito di questo post »

Dutur # 6

28 gennaio 2010

Non mi piace prendere in giro i pazienti per gli errori che fanno quando parlano delle malattie, perché scherzare sull’ignoranza di un’altra persona è una cosa meschina e poco fantasiosa. E’ troppo scontato: è come se qualcuno mi deridesse perché dal macellaio non so distinguere la carne di cavallo da quella di suino, per esempio, oppure perché confondo un integrale con una derivata. Ciò nonostante, nella mia analisi sulle tipologie umane che gravitando intorno ad un ambulatorio di medicina di base, devo necessariamente parlare anche di loro: gli Storpianti.
Gli storpianti sono quella categoria di pazienti che confondono il nome di un farmaco, una malattia, un esame diagnostico con un’altra parola, creando così dei costrutti piuttosto singolari e talvolta irresistibili: dal classico “Mi faccia la ricetta sennò devo pagare il tic” al sempreverde “Ho la diabete”, fino al più marrazziano “Mi han trovato la prostituta”, per non parlare dei farmaci i cui nomi astrusi si prestano ad ogni tipo di ritocco o trasformazione. Un sottogruppo interessante di questa categoria sono quelli che indicano l’organo per dire la malattia: per cui “Ho la prostata” per dire che hanno l’Ipertrofia Prostatica Benigna, “Ho la tiroide” per dire che son ipertiroidei, “Ho il colesterolo” per dire che hanno il colesterolo alto, e così via in una serie di metonimie che neppure il più audace poeta avrebbe mai azzardato.
La migliore è entrata in ambulatorio qualche giorno fa.
Poetessa: “Buongiorno dottore!”
Dott. B. : “Buongiorno signora P., come andiamo?” (ah, tra l’altro, io proprio non sopporto chi usa il plurale al posto del singolare per chiedere come si sta: cosa vuoi che ne sappia la signora P. di come stai tu? E’ già difficile capire come sto io, figurarsi se so pure come stai tu! )
Poetessa: “Bene dottore, ho appena ritirato gli esami di controllo, e sono proprio contenta: sa che avevo la tiroide… non ce l’ho più!!”
Fortunatamente, talvolta sono i medici a causare l’ilarità dei pazienti, ristabilendo in questo modo l’equilibrio mondiale delle cose (ah, tra l’altro, io credo molto nell’equilibrio mondiale delle cose: ad esempio, se mentre sono in ospedale mi accorgo di aver perso la penna che avevo nel taschino, mi approprio subito della prima penna che mi capita sottomano. Ne va dell’ordine mondiale delle cose).
Ieri mattina, infatti, verso la fine del turno entra in ambulatorio una signora straniera di origine non meglio precisata, accompagnata dalla figlia e dal relativo pargoletto per aiutarla nella traduzione  in italiano. Alla fine della visita, la dott.ssa M. si rivolge alla figlia: “Ma che belli questi bambini, quanti sono adesso, quattro?”
Figlia: “Sì, tre sono all’asilo, mentre questo qua è colpa di suo marito se ce l’ho!” – intendendo dire che il dott. B l’aveva convinta illo tempore a non interrompere la gravidanza, e a giudicare dalla gioiosità del bimbetto, non si può che esserne felici. Io però, colta l’ambiguità della frase, decido di alleggerire un po’ l’atmosfera con una battuta di spirito, e fingendo un dubbio impertinente esclamo con nonchalance : “In che senso?”
Non l’avessi mai detto. La signora straniera che teoricamente non capiva l’italiano mi guarda, strabuzza gli occhi, e poi perde il controllo: “Tu? Capito che dottore… Ahaha…. Dottoressa… ahahha!! CORNAA!! Hahaha !!! Dottore corna dottoressa!!! Ahahahaha! Corna! Ahahah dottoressa CORNA!!! Ahahah!” Scompisciandosi dalle risate e facendo inequivocabili gesti con le mani mentre la dottoressa M. si guardava intorno affranta e imbarazzata, e pure un po’ offesa, e io tentavo di riparare con dei “Ma nooo scherzavo, avevo capito che il dottore non ha fatto… hem…” compromettendo ancora di più la situazione e contagiando nell’ilarità pure la figlia, che evidentemente trovava spassosa l’idea di aver avuto un figlio dal dott. B…
Credo che per un po’ eviterò di sfoggiare il mio lato ironico in ambulatorio…