Rotaie

6 novembre 2010

Sicuramente è perché non l’ho mai dovuto prendere per lavoro, o per l’università. Anzi, di solito quando mi ci siedo è per avvicinarmi ad una vacanza, o quantomeno ad una serata fuori porta. Ma anche perché mi porta a destinazione lentamente, facendomi vedere dal finestrino ogni chilometro della percorso dandomi così la misura della distanza che sto velocemente attraversando. E anche perché Leggi il seguito di questo post »

A me Silvio Berlusconi non preoccupa. In un modo o nell’altro, è chiaro che la sua carriera politica sta volgendo al termine: che sia questione di un anno o di dieci, it won’t be long prima che ce lo si tolga dalle palle. A me non fa paura, perché il suo egocentrismo è talmente genuino che il resto del mondo (dell’Italia) non gli interessa abbastanza per rovinarlo. A me non spaventa, perché i segni di demenza sono talmente evidenti da farmi quasi pena.

Ma in realtà, io ho molta paura.

Quello che mi preoccupa sono quelli che gridano “Silvio ti stimo sempre più”, perché hanno annullato la loro capacità di ragionamento per seguire le boutade di uno che il raziocinio lo usa, sì, ma non certo per la res publica. Quello che mi fa paura sono quelli che credono che essere un po’ spacconi sia una virtù, che la politica passi attraverso la legge della giungla, che in fondo non c’è niente di male a seguire i propri istinti ormonali adolescenziali, quali che siano le leggi vigenti. Quello che mi spaventa sono quelli che  credono che Berlusconi sia un politico, e che da quello che fa e dice si debba prendere esempio, e giustificarlo e imitarlo. Perché Berlusconi sta per morire, ma il berlusconismo è appena nato, e senza la guida di uno con degli obiettivi ben precisi (per quanto ignobili) potrà fare più danni di quanti ne abbia fatti il suo fondatore.

Due Novembre

2 novembre 2010

Tra le piccole gioie del fare il finto Medico Di Base, effettivamente, me ne mancava una.

Penultimo giorno di sostituzione, ore 8:20, da poco sveglio, come usanza il telefono inizia a squillare. Questa volta, però, non si tratta dell’ennesima influenza.

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Dunque, lo dico subito: non è un disco palloso. E’ inevitabile che, a voler ascoltare musica un po’ ricercata, un po’ diversa dalle New Hits, si finisca con l’inseguire dischi sempre meno diretti, melodie scarne, cantati inafferrabili, fino a trovarsi nello stereo un disco che, se non lo ascolti col mood giusto, è sostanzialmente e indiscutibilmente un po’ palloso. Ma a volte succede invece di scoprire un disco di qualità che sa essere anche gustoso.

I The Sonnets arrivano dalla sempre fruttuosa Svezia, e sono giunti alla ribalta da qualche mese con un disco sul quale mi sento di puntare molto – e visto che se ne sta iniziando a parlare un po’ su tutti i siti musicali, eccheccazzo, per una volta cavalco anch’io i tempi!

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