In attesa

31 ottobre 2010

C’è qualcosa di meraviglioso nell’attesa.

Ok, ok: questa cosa e già stata detta talmente tante volte talmente bene da talmente illuminati autori che anche solo voler toccare l’argomento da qualcuno come me è segno di scarsa fantasia, se non addirittura di ignoranza.

Ma come posso non dire niente, mentre sono qui seduto su una panchina di cemento, sorseggiando un ultimo inatteso pomeriggio di sole, in mezzo a tre metri di asfalto che separano i due binari della stazione.

A me questa stazione piace tantissimo, proprio perché è in mezzo al nulla, e mentre resto seduto aspettando il treno che mi porterà ad una serata fra amici c’è solo il silenzio e il sole che inizia a lasciarsi cadere. A destra e a sinistra le linee rette dei binari che si allungano fin dove riesco a vedere, dietro di loro i resti di una fabbrica in disuso, intorno mi illudo che non esista più nulla.

Anche stasera, come le ultime volte che son stato qua, la stazione è quasi vuota, e non sembra possibile che questo stesso posto di mattina diventi un turbinante vortice di persone in corsa per scuole e lavori, troppo fervidi, stanchi e già irritati per desiderare di prolungare la loro già snervante attesa.

Non ci si muove non ci si parla: si aspetta. Si sente l’aria sulle orecchie e il sole sugli occhi, che tengo aperti fino a che non ci vedo più.

Suona il campanello, fine dell’attesa. Peccato.

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