Tales to a librarian

9 ottobre 2010

Ci sarebbe da domandarsi perchè preferisca sempre leggere i libri presi in prestito in biblioteca, invece che comprarli. Non è solo l’aspetto economico, anche se, certo, se dovessi pagare in media 10€ per ogni volume a cui mi approccio farei un po’ fatica, anche considerando che spesso scelgo delle letture un po’ a caso, lasciandomi guidare da titoli, bandelle, commenti sentiti o letti in giro, e non sempre i libri che scelgo incontrano poi effettivamente i miei gusti. E, oltretutto, molto raramente mi capita di rileggere più di una volta la stessa opera: quelle poche volte che l’ho fatto sono stato così deluso dalla perdita di freschezza della seconda o terza lettura che preferisco leggere avidamente solo una volta, cercando di assaporare il più possibile in vista dell’assenza di un ritorno a quelle pagine. E non posso credere che dipenda anche solo dalla mia proverbiale (ma recentemente messa in discussione) taccagneria: i dischi, per esempio, continuano a rappresentare una quota importante delle mie spese, sebbene si possano “recuperare” in modo gratuito (benchè illegale) molto più facilmente di quanto si possa fare con i libri.

C’è anche un altro motivo, e l’ho capito oggi, sfogliando le prime pagine già ingiallite di un Classico Mondadori preso in prestito nella scomoda e bellissima biblioteca Queriniana di Brescia (scomoda perchè in questi giorni abito in provincia, bellissima perchè la ristrutturazione moderna di non molti anni fa non è riuscita a nascondere l’atmosfera raccolta e riflessiva di un antico palazzo del centro cittadino): sulla prima pagina, la cui colla sta cedendo in modo commovente dopo innumerevoli letture consumate seduti su autobus, al tavolo di una mensa, seduti al parco nelle prime giornate di caldo o a letto tardi prima di cedere al sonno, sulla prima pagina al margine esterno della terza riga un segno leggero in matita evidenzia una delle frasi che il padre del protagonista recita.

“<<Quando ti vien voglia di criticare qualcuno>> mi disse <<ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.>>”

E subito si è stabilito il legame con qella persona che uno, dieci, trenta anni fa ha stretto fra le mani questo stesso libro, e non ha potuto fare a meno di evidenziare con la matita quella citazione, trovandola così perfetta da contravvenire anche alle regole stringenti di ogni biblioteca che vieta agli utenti di lasciare traccia del loro passaggio sul libro in prestito.

Le tracce di matita, quelle si possono controllare, ma non c’è modo di fermare le altre tracce, quelle che si leggono ai bordi delle pagine sempre più arrotondate, alle pagine centrali piegate a metà, alla colla che cede e agli angoli delle pagine piegati come segnalibro. Gli angoli piegati mi affascinano un sacco: perchè Lettore # 25 ha deciso di fermarsi lì? a quale paragrafo si sarà fermato? perchè quella pagina e non quella prima o quella dopo? si stava annoiando? era arrivato al capolinea? Si era annoiato? Chissà.

Ultimamente ho preso l’abitudine di usare come segnalibro delle fotografie, solitamente foto in cui compaio anch’io. Forse, mentre il libro resta chiuso sul comodino o nello zaino, la mia versione su carta lucida riesce a comunicare con gli altri che han posato gli occhi sulle stessa carta, girando la pagina e cercando con gli occhi l’angolo in alto a sinistra.

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3 Risposte to “Tales to a librarian”

  1. sissi said

    morte a chi piega i libri a metà, fa le orecchie alle pagine e sottolinea frasi. il libro è un discorso tra me e lo scrittore, l’opinione altrui si legge nei blog 🙂
    s.

  2. fabsound said

    Ma non è bello stabilire un filo con gli altri lettori?
    🙂

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