The rising run

6 settembre 2010

Un paio di settimane fa, seduti su una scogliera dall’altra parte dell’Adriatico a sorseggiare un tramonto di quelli che le cartoline non sanno immortalare, un amico suggerì che per vivere una vita felice fosse necessario vedere l’alba almeno un paio di volte all’anno. Ora, a onor del vero avrei avuto qualcosa da ridire su questa teoria, visto che il mio ideale di felicità si avvicina molto di più al concetto di sonno eterno piuttosto che a quello di autoinfliggersi un paio di levatacce ogni annata, ma dal momento che tutti sembravano piuttosto convinti di questa cosa non mi arrischiai a insistere sulla mia linea di pensiero bed-friendly, e continuai a godermi il cerchio rosso che in pochi secondi scivolava senza ripensamenti nel mare.
Tornato in Valpadana, non è passato molto tempo prima che ricominciassi il mio  sempre appassionante lavoro di assistenza alle gare ippiche della bassa bresciana: polvere, zanzare, parfum de mérde e soprattutto risveglio prima delle sei per tutto il weekend. Sabato mattina suona la sveglia, e tra le lenzuola penso sinceramente di aver sbagliato ad impostare il timer: dalla finestra non entra un filo di luce, e a quanto pare il sole non è ancora sorto. Controllo una quindicina di volte l’orologio, poi mi rassegno all’evidenza e dopo una veloce colazione mi metto in macchina per l’oretta di strada (comprensiva dello sbaglio di direzione e conseguente smarrimento fra i campi di grano) che mi separa dall’ippodromo. Tangenziale vuota, autostrada, svolto verso est e improvvisamente vedo il sole che sta sorgendo. E sarà il sonno, sarà la musica, saranno le reminescenze delle conversazioni di viaggio, ma mi sembra che quel tuorlo di calore nel cielo pallido sia carico di sorprese ed auspici più di quanto si possa ragionevolmente attendere da una stagione che è solitamente collegata alla decadenza – ma che a me, invece, fa proprio pensare al contrario, con quell’aria piena di foglie sempre più infuocate carica di attese per tutto ciò che sua per iniziare. (Perché, diciamoci la verità, per tutti noi che abbiam passato l’80% della nostra vita a scuola gli anni iniziano a Settembre, fin da quando a 3 anni abbiamo messo piede frignando copiosamente all’asilo, e così dalle elementari e fino alla fine dell’università e oltre quest’idea non riesce ad abbandonarci.)
E mentre rimugino su queste cose, tra le mani ho un libro le cui vicende ruotano intorno a due pub chiamati entrambi “The rising sun”, e allora decido che non può che essere un segno, l’ennesima conferma che devo aprire le braccia e andare incontro a qualcosa di nuovo –  e che se non succederà niente, lo farò succedere io. Fra sei mesi, magari, mi alzo di nuovo all’alba per vedere che effetto mi fa.

 

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