Stereophonics – “Just enough education to perform”

6 agosto 2010

     Sinceramente, non me l’aspettavo. Non mi aspettavo di avere a disposizione un’altra estate da vivere in maniera… diciamo "giovane". Non che i venticinquenni debbano fare cose drasticamente diverse dai ventiseienni, ma ovviamente una volta messi entrambi i piedi nel celebre Mondo Del Lavoro certe cose non si possono più fare – che so, far ripetutamente tardi durante la settimana, ad esempio, oppure prendere il treno e stare un paio di giorni in un’altra città per sentire dei concerti, andare in biblioteca per prendere 7 libri e riconsegnarli ben prima della scadenza mensile. E con tutta la mia sbruffoneria, a quest’ora mi vedevo indubbiamente chiuso in un ospedale senz’aria condizionata a svolgere il mio buon lavoro di specializzando. Ma oltre a una buona dose di superbia, la mia era una sincera e triste consapevolezza, che il prezzo da pagare per quell’ingresso praticamente scontato sarebbe stata la fine dei tempi in cui si possono fare tutte le vacanzine che le mie brevi finanze possono permettermi, e tutto sommato sarebbe stato giusto così, la ruota gira e il mio tempo in quello scenario era agli sgoccioli. Nulla di più e nulla di meno di qualcosa di naturale e inevitabile.

     Insomma quest’estate non me l’aspettavo proprio, ed è con un po’ di sorpresa che mi ritrovo a riascoltare questo disco degli Stereophonics, che se lo ascolti d’inverno fa un po’ lo stesso effetto che fanno quelle signore sui cinquant’anni che girano con jeans attillati e top fucsia (ovvero: fuori tempo massimo). "Just enough education to perform" è un disco che ha già qualche anno, e ha avuto dunque modo di conoscere il successo e farsi apprezzare sia dagli amanti del martini con Gwyneth ("Have a nice day"), così come da orecchie più esigenti ("Handbags and gladrags"), nonchè dalle chitarre più alcoliche ("Vegas two times") e da quelle più acustiche ("Step on my old size nine"). Ma più di tutto è un disco estivo, come le feste all’aperto e i pantaloncini corti, cantando di viaggi in caravan, notti sulla cima di un tetto, perdersi in paesi dagli abitanti poco ospitali e vite on the road.. Kelly Jones ha una delle voci ruvide più morbide che esistano, e riesce ad essere rilassato anche qualdo è incazzato con i giornalisti ("Mr. Writer"). Io non lo voglio ancora dire, perchè ora l’ho capito che bisogna andarci piano a trarre bilanci e dare giudizi solo a posteriori, ma giunto alla traccia 9 Kelly Jones continua a cantare quella line, che è così arrendevole e liberatoria, e in un lugliagosto a sorpresa tra laghi e mari e monti come questo come faccio, come posso non unirmi anch’io al suo canto nicotinico?

…All in all, is nice to be out…

 

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