Ferite acquatiche

21 luglio 2010

     HUUUUUAAAAAAAAAA!!!
Un grido straziante annuncia l’arrivo dell’ennesimo bambino nell’infermeria della piscina, accompagnato dal bagnino che mi chiede, malcelando il sto divertimento, se posso fare qualcosa per questo piccolo afflitto da una gravissima ferita al pollice, sorretto pietosamente dalla mano sana per sottolineare l’enorme sofferenza che ne deriva. L’ingresso nello stanzino bianco che è il mio bunker in questi giorni da "medico delle piscine" è così straziante che il bimbo non riesce neppure a camminare da solo, allora lo sollevo e cercando di calmarlo lo metto sul lettino dove analizzo la ferita. Non vorrei esagerare, ma ciò che addolora il piccolo è un taglio di ben quasi-un-centimetro di lunghezza, da cui non sembra esser mai sgorgata neppure una goccia di sangue, e quando alzo lo sguardo verso il piccolo anche lui sembra essersi accorto della mia incredulità poichè tra le lacrime copiose si affretta a dirmi che gli era già capitato di farsi dei tagli, ma mai "nulla di così grave!", e nel fare tale solenne dichiarazione rincara la dose di singhozzi e lacrimoni che gli inzuppano le guance.
     "Dai, su che non è niente, ora ti metto un po’ di quest’acquetta che ti fa guarire…" gli dico mentre gentilmente verso sul graffio qualche goccia di disinfettante.
"BruciabruciabruciaBRUCIAAAAAAA!" urla il ferito sfregandosi energicamente il pollice con l’altra mano, rendendo così vano il tentativo di disinfezione e necessaria una seconda dose di acqua ossigenata. Cambio di strategia.
"Come ti chiami?"
"Matteo!"
"Ma che bel nome!"
(ogni volta mi chiedo se i miei giovani infortunati si rendano conto di quanto questa risposta sia automatica anche per nomi come "Cleole" o "Mariasoave"..)
"E quanti anni hai?"
"Ottoemezzo quasinove!"
"Davvero? Caspita, sembri proprio più grande!"
dico con la stessa preconfezionata convinzione con cui alle nonnine rugose dico che non dimostrano assolutamente le loro 70 primavere.
"Ora ti devo disinfettare, e se ti brucia puoi soffiarci sopra un pochino, ma senza toccarlo con le manine sporche, altrimenti poi dobbiamo pulirlo di nuovo. Pronto? Uno, due, tre…" verso qualche altra goccia, e prontamente Matteo con la sua zazzera di capelli rossi inizia a soffiare come se stesse gonfiando un gommone, condendo il tutto con un po’ di bimbo-saliva rendendo di nuovo quantomeno dubbia la sterilità della sua ferita, ora già in secondo piano.
"Ma tu sei un infermiere?"
"No" (, "piccolo merdosetto,") "sono un dottore!"
“E per diventare dottore hai dovuto studiare?"
"Certo, ho fatto l’università e quando ho finito sono diventato un dottore"
gli rispondo, mentre ricopro il ditino con garze e cerotti di cui, devo dire, sono diventato un vero esperto.
Un attimo di esitazione.
"Vero che posso fare il bagno?"
"Mmm… Non so…  Dai, per questa volta puoi!"
E senza lasciarmi finir la frase scappa via, "Grazie dottore!", pronto a correre incontro alla prossima drammatica sbucciatura di ginocchia o gigantesca scheggia nel piede.
Sento già delle urla.
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: