Aglio crudo e peperoncini rossi

2 luglio 2010

     In questi giorni, tra un pomeriggio in piscina e una mattinata in ambulatorio, sto leggendo con fervore "Un indovino mi disse", un libro che una volta terminato rientrerà probabilmente tra i miei preferiti. In queste pagine l’autore, Tiziano Terzani, racconta di come ha vissuto un anno viaggiando per l’Asia svolgendo il suo lavoro di giornalista senza mai prendere l’aereo, in fede ad una profezia che svariati anni prima gli sentenziò un indovino, annunciando che se in quel tale anno avesse volato avrebbe fortemente rischiato di morire.
     In questo suo esotico viaggio tra Laos, Cambogia, India, Thailandia e Cina giunge a Betong, città di confine tra Malesia e Thailandia dove tutte le ragazze più belle lavora(va?)no come prostitute. Chiacchierando con indovini, autisti di taxi e gente del posto, Terzani nota come nessuno abbia realmente paura dell’AIDS: i santoni credono che si curi con l’aglio crudo e peperoncini rossi, e i clienti son sinceramente convinti che le prostitute di quel luogo siano così pregiate da non essere soggette a malattia (e lo potevano certificare con un cartoncino plastificato su cui affermavano la loro salute!).  E sconsolatamente, alla fine di questi suoi sondaggi Terzani conclude lapidario "Ed è così che l’AIDS si propaga come un fuoco di prateria"
     Toccante, vero, e tranquillamente lontano. Chiudo il libro e vado a dormire, nella mia colta e occidentale Brescia, dove tutti sanno che l’AIDS si combatte solo col preservativo e nessuno prende sul serio quel canuto biancovestito che gira il mondo dicendo di non usare il condom.
 
     Sette e trenta, suona la sveglia. Assonato mi reco in ambulatorio, dove ormai ho preso confidenza con il mio ruolo di sostituto. (Mi ha sempre sconvolto quanto i termini "sostituta" e "prostituta" si somiglino!). Mal di gola, mal di schiena, stipsi, prescrizioni di farmaci: devo ammettere di trovarmi sempre più a mio agio come quasi-MedicoDiBase. Entra un signore, un sessantenne molto sveglio, vuol farmi valutare un nodulo che gli è comparso sul collo. E’ molto loquace, e io con piacere ricambio con qualche parola più del solito. Mi chiede qualche ricetta, già che c’è mi chiede anche il famoso aiutino blu che tanto ringiovanisce la vita sessuale di presidenti del consiglio e poveracci qualsiasi. un po’ scherzosamente mi chiede di prescriverlo su una ricetta a parte, perchè preferisce non farlo sapere alla moglie, anche perchè – dice – quando la moglie non c’è cerca di fare "qualcosa di diverso" con una signorina a pagamento, una di quelle che fa le cose che la moglie si trattiene dal fare, e che così disinvolta lo rende più pimpante e reattivo.
     Vabbè, mica devo dare giudizi, anzi: non nego un certo piacere nell’essere reso partecipe delle "cose che non si dicono", giustamente confidando nel segreto professionale che mi vincola dal far uscire dallo studio quello che viene lì detto. Faccio qualche commento neutro, giusto per favorire la conversazione, cercando di non criticare ma neppure giustificare.
"Va bene. Mi raccomando, però, quando va con le altre donne, si ricordi di avere sempre rapporti protetti!"
"Ahh, ma per quello non c’è problema. La signorina la conosco da tanto tempo, è una seria…"
"Mmm.. guardi che non è questione di serietà, l’AIDS si diffonde anche tra le persone più colte ed insospettabili!"
"No, ma lei fa sempre i controlli, me l’ha detto una volta. E poi, intendiamoci, col preservativo è tutta un’altra cosa!"
     Ed è così che l’AIDS si propaga come un fuoco di prateria.
 
     Ho fatto il mio tanto, gli ho detto che non può fidarsi, gli ho ripetuto che l’AIDS non "si vede", l’ho minacciato che potrebbeaverlo preso ed averlo trasmesso alla moglie, gli ho prescritto gli esami del sangue, prima di uscire ho ripetuto tutto. Ma ho l’inquietante dubbio di non avere la stessa forza mediatica del Papa.
 

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