Ben Kweller – “Ben Kweller”

18 giugno 2010

     Primi giorni d’estate, domenica mattina. Nel dormiveglia ti rigiri stancamente nelle lenzuola: inizia a fare caldo, ormai si dorme senza vestiti. Dalla finestra aperta entra la luce, dei raggi di sole si appoggiano sulla tua schiena e accendono la pelle nuda. Mi piace il tuo vestito di sole, mi piace il tuo vestito di sole.

  

     Forse non si era fatto tutto questo trip mentale Ben Kweller mentre cantava "I like your sundress", probablmente si trattava solo un vestito con dei soli disegnati. Però la mia fantasia e la mia pur sempre limitata conoscenza dell’inglese hanno costruito questa immagine nella mente la prima volta che ho ascoltato le note sonnolente di pianoforte dell’ìnizio di "Sundress", una delle mie canzoni preferite dell’eponimo disco di Ben. "I wanna start going on a morning walk. I don’t need a smile from a mannequine, I just wanna hold you in my hand". Bhè, converrete che un vestito fatto solo dai raggi di sole è quanto meno molto interessante!
 

     Ben Kweller è un ragazzotto americano con una zazzera d ricci in testa e molti strumenti fra le mani, che ha pubblicato qualche disco senza apparentemente sconvolgere alcun mercato musicale, e in modo più o meno casuale, attraverso un’associazione semantica che è andata da Tori amos –> Amos Lee –> Ben Lee –> Ben Folds è arrivata fino a Ben Kweller e, appunto, il vestito di sole. La canzone mi piaceva così tanto che mi son procurato tutto l’album.
     Il disco è presenta una manciata canzoni piene di chitarre arpeggiate e melodie orecchiabili, in cui la semplicità degli accordi e degli arrangiamenti è bilanciata con le piacevoli soluzioni di scrittura per cui praticamente ogni pezzo invita caldamente al singalong da finestrino abbassato e vento in faccia, cantando di amori, voglia di partire, evasioni e altre tematiche leggere che rendono un po’ più equilibrata la mia collezione di dischi, per i giorni d’estate in cui proprio non si può continuare ad ascoltare Radiohead e Sigur Ròs.
Curiosamente, il disco è suonato interamente dal musicista stesso: batteria, chitarra, basso, piano, nonchè voci e cori, son tutti usciti dalle poliedriche mani (e laringe) di Ben, che in passato ha collaborato con il già citato Ben Folds e il pur simpatico Ben Lee in un gruppo chiamato, imprevedibilmente, "The Bens" (producendo peraltro un deludente ep di cui non consiglierei l’ascolto se non a fini curiosistici).
 
     Resta il fatto che vorrei capire come mai un disco come questo, catchy e brillante senza essere di plastica, non faccia successo e giunga alle orecchie solo di pochi ascoltatori curiosi come me. Sfido ad ascoltare il disco senza restare appiccicati alle sue canzoni.
 

Highlights:
Sundress
Penny on a train track
Run
I gotta move
 

 

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