Darsi all’ippica

17 maggio 2010

     Dovevo immaginarlo, che il passo dalle due ruote alle quattro zampe sarebbe stato breve.
E così, una domenica mattina mi sveglio, un po’ assonnato un po’ annoiato, e mentre guardo se il cielo è suffidientemente clemente per fare una passeggiata nel pomeriggio, ricevo una chiamata:
"Pronto, ci serve un medico per una gara di cavalli, lei può venire?"
"Hem.. Yawn… Siì..!?"
"Bene,passiamo a prenderla con l’ambulanza tra 5minuti"
     Pronto… PRONTO?!  Ma c’è qualcuno che mi insegna la rianimazione cardiopolmonare del cavallo? Ma hanno già riattaccato,e mentre controllo di avere giusto con me il tesserino, in un attimo mi ritrovo sull’ambulanza e mi accorgo di indossare dei pantaloni bianchi e una maglietta fluorescente con sopra disegnato un cervello esploso, e che forse non è il massimo per un ventiqualcosaenne che deve presentarsi come medico. Arrivo sul posto, e con la mia solita tracolla da liceale che uso al posto della solita borsa da medico, scopro che anche stavolta si tratta di bambini, e che anche stavolta i partecipanti sono nove miliardi.
     Mi presento ai soccorritori dell’ambulanza, e inizio a seguire la gara memore della mia unica e fallimentare esperienza con gli equini (esclusa la quotidiana esperienza con le loro bistecche nel mio piatto,ovviamente): quando ero bambino, per qualche motivo mio nonno aveva preso un pony, che con estrema gioia volli subito provare a cavalcare. Bhè: dopo un nanosecondo caddi, pianti e lacrime, il cavallo s’imbizzarri, scappò dal campo e non fu mai più ritrovato. Ecco,non proprio un inizio incoraggiante, diciamo.

     La giornata passa tranquilla, otto fantastilìardi di bambini fanno i loro giochetti con i cavalli, rimbalzando sul campo senza apparentemente morire, io inizialmente leggo e rileggo e ririleggo i quotidiani presenti nel bar del maneggio, poi lentamete mi lascio coinvolgere dall’entusiasmo dei genitori seduti intorno a me e mi unisco al tifo sempre più sfrenato per questo o quel cavallo – e, insomma, ad un certo punto ero circondato da genitori e fratelli di tale Filippo per cui tifavo per questo bambino anche se era un po’ cicciotto e non era il massimo dell’agilità…

     Un po’ di caduti, giaccio secco come se fossimo in Islanda, tante botte e un po’ di cacca di cavallo. Darsi all’ippica non sembra poi così male. E, fortunatamente, nessuna cavalla gravida con le doglie.

 

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