Patrick Wolf – “The Bachelor”

24 aprile 2010

 

"Indie" è una delle parole più odiose di questi tempi. All’inizio derivava da "Indipendent", e delineava quegli artisti che non essendo supportati da major multinazionali bensì da piccole etichette erano fuori dal circuito maggiore dello showbiz, riuscendo così a mantenere un rapporto più sincero e diretto con la musica (almeno in qualche caso), non ricercando necessariamente l’attenzione del discutibile Grande Pubblico. Ma col tempo "indie" è diventato una sorta di "fashion alternative" ben inserito nel mainstream e tutt’altro che "indipendente" da qualsivoglia meccanismo di mercato. E così, mi sentirei un po’ in imbarazzo nel dire che il disco di questa settimana è (davvero) "indie".  

Patrick Wolf è un irrequieto cantautore d’oltremanica all’incirca mio coetaneo, che fin dalla prima adolescenza si è guadagnato da vivere suonando per locali e per strada con vari gruppi, prima col violino e poi con elementi elettronici. "The Bachelor" è il suo ultimo album, pubblicato nel 2009, ed è concepito come la prima metà di una coppia di dischi, il cui successore "The conqueror" verrà pubblicato nei prossimi mesi.
In questo disco sono presenti tutti gli elementi che caratterizzano la sua musica di: gli archi, usati spesso per le linee melodiche principali e non come mero sottofondo ("Hard Times", "Damaris"), l’elettronica ("Vultures", "The Battle"), affidata a degli esperti del settore come Alec Empire e Matthew Herbert (storici collaboratori, fra l’altro, di Bjork), e la musica folk, unita al gusto per i cori maestosi ed epici ("Who will?", "The sun is often out").
Il pregio di tutto ciò è di riuscire a unire tutti questi elementi apparentemente discordanti in un’insieme di canzoni omogeneo e godibilissimo, merito soprattutto dell’abilità di scrittura di Wolf che riesce a creare melodie ampie e pulsanti, e grazie all’equilibrio tra gli arrangiamenti ora ariosi, ora pulsanti, già ad un primo ascolto riesce ad essere intenso e maestoso, nonostante le costruzioni melodiche e le strutture delle canzoni siano talvolta lontane dalla tipica struttura pop. Se avessi detto "indie", probabilmente, avreste pensato a tutt’altro.
 
 

 

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