Circolo chiuso

23 marzo 2010

     Non sono un tipo incline a farsi venire gli occhi rossi. Anche se qualche volta ci starebbe bene, parrebbe quasi cinematografico mostrare un po’ le proprie emozioni, lasciare che la lacrimuccia scenda dal naso e col fazzolettino sottolineare la propria gioia, anche se qualche volta non scalfirebbe la mia maturità (ammesso che ne abbia una), nonostante ciò non è una cosa che mi succeda spesso.
     Ad una laurea, ad esempio, una lacrima ci sta sempre bene. In questo periodo ce ne son state tante, e mamme, papà, fidanzati e fidanzate, fratelli, amici, nonché ovviamente degli stessi neodottori, al momento della proclamazione hanno alzato la manina per raccogliere quella goccia di acqua salata che scintillando un poco ha sottolineato il momento: ecco, ora ci sono, momento importante. Ma neppure alla mia, in cui ero davvero molto emozionato e gioioso, è uscito nulla dagli occhi che cercavo di strizzare.
    
     Ma oggi, alla proclamazione di Alice, oggi un po’ inaspettatamente è successo: un pizzicorio tra le palpebre, ed è spuntata un inizio di lacrima che prontamente ho ricacciato indietro, un po’ imbarazzato, per ricompormi e scattare le foto di rito. Con questa laurea, infatti, si sono laureati tutti i miei migliori amici di questi anni, quelli che ho fortunatamente incontrato i primissimi giorni e che da allora quasi senza pausa sono stati i miei compagni di… tutto.
     E se, con il libro dei quiz al fianco del pc, con le palpebre calanti nella prospettiva di un’altra giornata tra libri e ospedale, perdo ancora tempo a fissare questi pensieri sulle mie pagine inesistenti, è perché oggi ancora di più mi rendo conto di come tutto questo sia importante, sia di vitale importanza, sia quello che mi ha identificato – non il lavoro, e lo dico di nuovo, consapevole di ripetermi, che io non sono il mio lavoro, e spero che neppure tu lo sia, e che non lo diventi mai.
    
     Volenti o no col tempo siamo diventati un circolo, e sempre come un cerchio oggi ci chiudiamo tracciando l’ultimo tratto della nostra storia universitaria. E ancora, so di ripetermi, ma è stato davvero, davvero bello. La lacrimuccia è per la gioia di averlo condiviso con voi.

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     A volte, ci son dei periodi in cui passo tutta la giornata a spremere le meningi. A volte, per poter rendere il più possibile, devo concentrarmi al massimo e non ascolto neppure la musica mentre studio (sacrilegio!).  E a volte, quando poi finisco la giornata e accendo lo stereo o l’iPod voglio solo sentire qualcosa di scanzonato e leggero con qualche riffettino facile facile che mi dia un po’ di piacere immediato senza fatica.

    
     Un annetto fa in questo periodo trovavo conforto in Phantom Punch, disco del cantautore norvegese Sondre Lerche. Scoperto per caso grazie alle solite recensioni per NERD musicali come me, l’album è una insalata di canzoni pop-rock che s’inserirebbe bene nella scena rock-cazzona UK, se non fosse che il buon Sondre è norvegese e quindi non vende milionate di dischi come i suoi colleghi inglesotti. Le canzoni, sebbene probabilmente non entreranno nella Storia Della Musica Che Ha Sconvolto La Storia Della Musica Stessa, hanno però un buon groove leggero e irresistibile per buona parte del disco, e così senza troppe pretese anche quest’anno questo cd si è inserito prepotentemente nella mia autoradio per farmi canticchiare qualcosa di primaverile e rockeggiante mentre ripeto i quiz a memoria.
 
Highlights:
– well, well, well
– say it all
– phantom punch
 
     E’ il 1998. In TV e in radio non passano 15 minuti senza sentire una canzone delle Spice Girls. Nelle orecchie di tutti ci sono gli Oasis e Blur che si innalzano, senza che nessuno glielo chieda, a voler essere i nuovi Beatles e Rolling Stones (!). In mezzo a tutto questo, esce “This is my truth tell me yours” dei Manic Street Preachers.
 

    

     I Manic sono in realtà un gruppo britannico attivo già da anni e che sopravviverà alle altre band britanniche di cui sopra, con ottimi dischi alle spalle e in futuro, ma che rimarrà sempre fuori dai riflettori del mainstream tranne che con questo “This is…” che per un po’ li catapulta fuori dal circolo strettamente indie del periodo (anche se credo non si usasse già questo termine nel ’98…) grazie ad una serie di singoli azzeccati, un sound rock ma abbastanza pulito e non troppo distante dagli episodi "britpop" che andavano per la maggiore all’epoca. Grazie a questo disco, duque, le loro canzoni vengono molto programmate anche sulle nostrane TMC 2, Videomusic e sulla giovane MTV Italia, ottenendo un ottimo successo e dando al gruppo la giusta visibilità. E per quanto mi riguarda, dopo dodici anni non smetto di ascoltarlo e di ritrovare pezzi eccezionali. Se mai dovessi fare una classifica, sarebbe sicuramente uno dei Miei Dischi Preferiti.
     Il cd suona come rock leggero, cozzando amabilmente con i testi fortemente politicizzati e crudi: Tsunami, per esempio, parla della rabbia di un uomo per lo stupro della sorella, Born a girl racconta i disorientamenti sessuali di una marchetta,  If you tolerate this si ispira alla guerra civile spagnola, SYMM parla di omicidi di massa, ma You’re tender and you’re tired è una delle più dolci canzone d’amore che conosca. E visto che questa rubrica è pur sempre nominata “La musica del cuore”, non posso che chiosare con le parole di questa canzone.
 
Highlights:
Tsunami
If You Tolerate This Your Children Will Be Next
You Stole The Sun From My Heart,
The Everlasting.
 
Curiosità:
Dopo lo tsunami che ha colpito il sud-est asiatico qualche anno fa, il brano “Tsunami” ha rivissuto una certa popolarità grazie al ritornello che recita “Lo tsunami è arrivato e mi ha travolto. Chiaramente il testo parlava di tutt’altro, e lo tsunami era solo metaforico, ma vabbè di fronte alle catastrofi mondiali si diventa tutti un po’ approssimativi.
 

You’re so fragile tonight
Been up hurting all night
It’s not trivial like they think
Yes you’re desperate and you’re hurt
 
Thought about it so many times
Too afraid to open your eyes
To see the sadness that’s inside
Just sit back in and stop time
 
You’re tender and you’re tired
You can’t be bothered to decide
Whether you live or die
Or just forget about your life
 
But it’s too late to be real
No time to be strong enough
Just time to leave it all behind
Memory has become pain
 
Rebuild the void with flowers
Sad eyed destruction build around sand and sea
Yes you can build your yourself around
Build yourself around me
, yourself around me
 
You’re tender and you’re tired
You can’t be bothered to decide
Whether you live or die
Or just forget about your life
 
You’re tender and you’re tired
You can’t be bothered to decide
Whether you live or die
Or just forget about your life
Drift away and die
Never say goodbye
Drift away and die
Never say goodbye
 

Essere speciale

4 marzo 2010

Voglio che tu sia diverso io voglio che tu sia speciale
voglio che tu abbia qualcosa in più della media nazionale
spero che tu sia meglio di me e che meriti di essere lì
e anche se non fosse poi così è così che io voglio sperare 

che tu non diventi lo specchio fedele di ogni mia banalità
ma dandomi un vetro che sia trasparente
mi aiuti ogni giorno a uscire dal niente

Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso

Non voglio sapere se ti piace il mare o tanto meno se sai cucinare
voglio potermi identificare non in te ma nel tuo ideale
non vorrei che tu dicessi quello che so ma quello che non so dire
so che è un gioco infantile ma lasciami immaginare
che tu sia la speranza la mia fratellanza
il sogno che ormai non ho più
e quando ho la testa chinata sul marmo
tu possa gridare e svegliare il mio sonno

Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso
voglio che tu sia un essere speciale