Elbow , “The Seldom Seen Kid”

28 febbraio 2010

     Ci sono volte in cui ascolti un disco e ti folgora fin dall’inizio. Ci sono volte, invece, in cui devi inciampare in quel disco più e più volte prima di accorgerti di quanto sia grande, e ti chiedi dove avevi gli occhi (le orecchie) per essere riuscito a non vederlo (sentirlo) fino ad allora.
     Sono incappato per la prima volta in “The seldom seen kid” un paio d’anni fa dopo averne letto una recensione su un blog di fiducia. Tornai ad imbattermi nello stesso quando ne lessi qualche lyrics qua e là sul web, incuriosito da qualche frase che ero riuscito a cogliere dall’ascolto. Infine ci rinciampai l’ultima volta quando partii per la Finlandia con solo pochi dischi sull’iPod, e stancandomi presto degli altri, già ascoltati a  sufficienza prima di partire, mi tuffai in questo splendido, raffinato prodotto di cantautorato d’oltremanica.
     Gli Elbow sono una band britannica non propriamente famosa, ma ciò nonostante “The seldom seen kid” è stata uno dei dischi più venduti dell’anno scorso in UK. Non che le classifiche possano rispecchiare in qualche modo i miei gusti o i miei parametri, ma se un disco non commerciale in senso stretto di un gruppo non famoso vende una vagonata di copie dovrà necessariamente significare  qualcosa.
 

     Il disco ha uno dei suoi punti forti nelle liriche, motivo forse per cui all’inizio mi sfuggì, e uno dei ragioni che me lo rende particolarmente caro è l’affrontare, tra gli altri, il concetto dell’amicizia (“Il ragazzo visto poco" è appunto il soprannome dato all’amico di cui si parla nel disco). Non riesco infatti mai a capacitarmi di come la musica leggera non sembri mai voler parlare di questo tema, preferendo nella quasi totalità dei casi declinarsi nel più prevedibile e seguìto tema dei rapporti d’amore, quasi che nelle nostre vite i sentimenti amicali siano quasi inesistenti e del tutto sovrastati da quelli erotici. L’altro tema inaspettatamente affrontato da queste canzoni è quello della perdita e della morte… (ok, sono proprio una personcina leggera a volte…), argomento tabù in tutta la musica contemporanea ancor più del precedente (posso contare sulle dita di una mano i dischi che affrontano in qualche modo il materia). Ma come sempre, non è cosa ma è come, e se il ritornello di una canzone dice “c’è un buco nel mio vicinato in cui ultimamente non posso fare a meno di cadere” riferendosi al vuoto lasciata dalla perdita, infilato nella canzone più ritmata del disco “Ground for divorce”, non posso non apprezzare.
      Ma ovviamente, nessun testo potrebbe piacermi se non supportato da un lato melodico all’altezza, ed è qua che gli Elbow mi hanno lentamente conquistato con un sound elaborato e arrangiamenti che evitano sempre le soluzioni più scontate: l’inizio esplosivo con “Starling”, fluttuazioni ora più d’atmosfera (Weather to fly) ora ipnotiche (Audience with the pope), fino allo  struggente finale con “One day like this” e “Friend of ours”. E sempre con un cantato minimale che neppure Peter Gabriel nella sua recente reinterpretazione di “Mirrorball” nel suo album di cover “Scratch my back” è riuscito a superare.
Highlights:

Mirrorball
One Day Like This
Weather to fly
 
Curiosità::
è da poco uscita la versione live di questo disco, registrata con la BBC Orchestra all’Abbey Road Studios.  E il disco (l’originale, non il live) è in vendita a 4,59 € su www.play.com senza spese di spedizione!
 
 
I plump the kind of kiss
that wouldn’t wake a baby
on the self-same face
that wouldn’t let me sleep;
and the street is singing with my feet,
and the dawn gives me a shadow I know to be taller.
All down to you, dear.
Everything has changed.
 
My sorriness
has made it to graffiti.
I was looking for
someone to complete me.
 
Not anymore, dear;
everything has changed.
When we make the moon our mirror ball
the street’s an empty stage;

the city sirens – violins.
Everything has changed.
So lift off love.
(down to you, dear)
 
We took the town to town last night.
We kissed like we invented it!
And now I know what every step is for:
to lead me to your door.
 
Know that while you sleep,
everything has changed.
We made the moon our mirror ball.
The street’s an empty stage;
the city sirens – violins.
Everything has changed.
Down to you, dear
So lift off love
 
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Una Risposta to “Elbow , “The Seldom Seen Kid””

  1. […] con l’ultimo disco, “Sky at night”, uscito questa estate con la produzione del cantante degli Elbow di cui ovviamente non ricordo il nome (insomma, non sono mica Wikipedia. Per i dettagli noiosi si […]

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