Specializer

25 febbraio 2010

     Infine, il mio ingresso nella neurologia l’ho fatto dalla porta sul retro. Un po’ deluso chi si aspettava un vero e proprio Primo Giorno come nel Primo Giorno di scuola, o come JD in Scrubs che arriva tutto spaesato per venir ripetutamente umiliato dalle infermiere, per disposizioni provenienti dall’Alto io e gli altri quasi-specializzandi abbiamo iniziato a fare i non-specializzandi fin dall’indomani dell’esame di stato, cosicché l’Inizio è stato spalmato su un periodo di 3-4 mesi non necessariamente seguito dalla vera specializzazione. E allora parliamone, di questa non-specializzazione.
     Visto il nostro status definito da ciò che non siamo, i nostri compiti sono altrettanto localizzati in negativo: non dobbiamo toccare i pazienti, non dobbiamo causare danni, non possiamo firmare nulla ma al contempo non possiamo mancare e non dobbiamo mostrarci disinteressati.Quello che rimane dopo tutte questo susseguirsi di negazioni è una manciata di compiti burocratici e scartabellature varie che sebbene piuttosto noiose saranno parte preponderante del nostro futuro da veri-specializzandi. Fin qua, nulla di strano.
     Il fatto è che la presenza di me e degli altri 3 almost-specializer sa un po’ di Grande Fratello, visto che su 4 solo 3 entreranno in specialità a fine aprile, e l’onda di pensiero che corre nelle menti di medici, infermieri e chiunque bazzichi in reparto, tra una corsa a faxare una richiesta di TAC e un prelievo lombare, è la stessa: chi verrà eliminato? Non ho ben capito chi e quando farà le nomination, ma un pochino mi sento osservato e tutto sommato non vorrei doverle fare io visto che la speranza dichiarata è che magicamente si sovvertano le regole e si possa entrare tutti e quattro.
     Quello che faccio, o meglio quello che non-faccio in quanto non-specializzando, mi lascia però inevitabilmente lunghi momenti di inazione, molto pericolosi perché scatenano in me una serie di pensieri e fluttuazioni mentali non necessariamente favorevoli. Ad esmpio: perché le infermiere mettono la divisa SOTTO al vestito? Non è molto igienico mettere una felpa sopra al camice… Oppure: perché  tutto il mondo scrive le cartelle cliniche al computer mentre noi scriviamo tutto a mano, salvo poi ricopiarlo al computer? Oppure: perché ci facciamo faxare la stampa dei referti (scritta al computer) per poi ricopiarla, a mano, nel nostro computer? Non sarebbe leggermente più comodo mandarcela attraverso una rete intranet? Domande destinate a rimanere senza risposta.
     Quando poi i momenti di inattività si prolungano, i viaggi mentali prendono davvero i livelli di quelli di JD, e mentre aspetto che la dottoressa esca dalla stanza del paziente in isolamento, mi chiedo: “ma io, che cosa sono?” e improvvisamente mi viene in mente il ritornello di un appiccicosa canzonetta, e d’un tratto mi vedo Britney Spears che canta: “I know what you are…yes you are… specializer specia-specializer specializer wo… you- you-you are… you-you-you are…” dimenandosi mezza nuda sul carrello delle cartelle cliniche mentre le infermiere ballano sincronizzate lanciando per aria cannule e sondini, e il paziente viene scalciato giù dal letto e Britney tenta di denudarmi… specializer woo! Ok, a questo punto capisco che devo riprendermi…

    Ma il pensiero più ricorrente che mi attraversa la mente è un altro, e (forse) più ancestrale: il cibo. Pranzare è infatti una conquista di ogni giorno: essendo nella strana posizione di non-specializzando da reality show, ed avendo dunque sempre le telecamere fisse su di me, non posso permettermi nessuna debolezza, e chiedere mezz’ora per andare a mangiare potrebbe essere interpretato come un segno d’inferiorità che potrebbe costarmi l’esclusione dal gioco, motivo per cui cerco di minimizzare le lamentele dello stomaco fino a che ho finito quello che devo fare, e poi eventualmente mangiare nel minor tempo possibile – ieri ho pranzato nel tempo record di 13 minuti con tanto di corsetta sprint antidigestiva andata e ritorno bar/reparto.
     Il meglio è comunque stare con gli altri specializzandi – quelli veri, intendo. Ma anche quelli finti, come me. E anche con i medici strutturati, almeno quelli che ho conosciuto. Bhe, non è che si faccia nulla di particolare, insomma, son solo persone con cui si lavora, eppure anche qui come in qualsiasi cosa faccia è nel rapporto con gli altri che trovo le maggiori soddisfazioni – bhè, almeno finchè non inizierò a lavorare davvero e fare quel famoso “qualcosa di utile per gli altri”. O almeno è quello che si spera.

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