L’ultimo ingresso

24 settembre 2009

     La copisteria era sovraffollata, come si addice ad un giorno di settembre. Alla mia destra una studentessa abbacchiata con le occhiaie da Autocad, alla mia sinistra studenti di ingegneria in calze e sandali, tutt’intorno puzza di studiore. Dopo qualche minuto di attesa, il copstaiolo guarda annoiato fra lo stuolo di clienti, infine chiede alla studentessa occhiaiuta di cosa avesse bisogno. Ma lei, che evidentemente è ancora ai primi anni e non ha capito che se puoi rubare un turno a qualsiasi fila è tuo dovere civile farlo, si scosta e indicandomi dice: "No, c’è prima lui". Il copistivendolo dunque si volta senza interesse verso di me, e con sguardo ulterioremente annoiato chiede cosa voglio.
     Ma io so che il momento è storico: attendo un istante, poi con un gesto teatrale mi volto verso il copistaiolo e declamo a gran voce: "DEVO STAMPARE LA TESI!"
     Il silenzio discende nella stanza. 
Il tempo rallenta. 
La sprovveduta ragazza mi guarda con un rivolo di bava alla bocca. Un ragazzo con il suo mezzo chilo di appunti freschi di fotocopia alza incredulo lo sguardo. Una squama di forfora cade dalla testa dell’ingegnere. 
     Lui stampa la tesi. 
Lui non ha più esami. 
Lui ha finito. 
Lui non entrerà mai più in questa fotocopiandoleria se non per comprare una puntina per appendere la laurea al muro. 
     
     Qualcuno si getta ai miei piedi, biascicando qualcosa come "Anch’io… anch’io…", mentre nella stanze ancora rieccheggia la mia frase…  
Io scelgo la copertina blu con le scritte argento. Spòstati, ragazzino, che devo andare a laurearmi.
 

Sleep like the ocean

11 settembre 2009

“Buongiorno Fabrizio, come va?”
“Bene grazie, dottoressa. Ho solo avuto qualche altro episodio di deja-vu, l’ultimo il 30 Agosto.”
“Ah. E gli altri, quando?”
“Dunque, a Giugno per una settimana ne ho avuti uno o due al giorno, un paio a Luglio, alcuni a Marzo, a Maggio, e…”.
“Mmm… dunque non hai avuto molti mesi liberi… Settembre, sì, ma è appena iniziato… hai qua gli esami? Ecco, bene… dunque… ah, il dosaggio ematico è di nuovo basso…”
“…”
“Non hai fatto una risonanza di controllo? Bhè sarà meglio farla…”
“…”
“Va bene, intanto porti il Tegretol della mattina da 200 a 400… lo sai no, il nostro obiettivo è non avere più niente, mentre ora hai ancora parecchi episodi…”
“Certamente…”
Tutto regolare, ovvio, giusto e corretto. Non fosse altro che stavo iniziando a cominciare a pensare a quando avrei potuto diminuire il farmaco, e liberarmi così dell’effetto collaterale della carbamazepina che più mi pesa: il sonno. Ok, non è un dramma: ci sono farmaci che rendono impotenti, che ammazzano le difese immunitarie, che rovinano il fegato, i reni e tutto il resto, mentre un po’ di sonno è quasi una cosa piacevole, e mentre lo dico mi vedo le facce di tutti quelli che dormirebbero anche 17 ore al giorno se questo fosse l’unico prezzo da pagare per guarire da qualcosa… 
Ma scrivo queste parole dopo essermi svegliato da un sonnellino pomeridiano di un’ora e mezza, naturalmente preceduto da dieci ore di sonno notturno, nella mia prima giornata ovattata di aumento della terapia, dove con la palpebra calata cazzeggio per casa, vedendo tutto morbido e senza riuscire a sostenere un po’ di concentrazione per più di mezz’ora neppure per leggere il giornale, consapevole che nei prossimi giorni l’effetto aumenterà ancora, per poi iniziare lentamente ad andare in tolleranza per stabilizzarsi infine su un simpatico fabbisogno giornaliero di n ore (non so, ora viaggiavo sulle 9 ore abbondanti per notte, spero di non salire troppo). 
Fuori è scoppiato il temporale, dalla finestra aperta entrano in rapida successione odori diversi, asfalto bagnato, menta, terra bagnata, e altri che non so riconoscere… Lascio un attimo il pc acceso sul tavolo mentre mi sdraio a chiarire le idee su come terminare questo post…
 
(tutto iniziò a Febbraio 2008…)

Cordialmente

7 settembre 2009

Anche quest’anno una quantità immonda di ragazzi ha tentato il test d’ammissione di Medicina e Chirurgia a Brescia.
 
     Quando ero in quinta liceo ricordo che ebbi occasione di vedere, su un cd promozionale di un’università lombarda, una sorta di “filmato promozionale”, una specie di cartoon dove si illustrava la vita media dello studente universitario. C’erano ragazzi che chiacchieravano fra loro con i libri sottobraccio, entrando nelle aule dove avrebbero avuto lezione, e mi ricordo benissimo che tutti gravitavano intorno ad una bacheca dove erano affissi gli annunci e gli orari (non so perché questa cosa della bacheca mi colpì tanto, ma così è…). Mi riempì di impazienza e curiosità, fugando quei pochi dubbi che avevo sulla mia scelta.
     Poi, in vari momenti durante i successivi sei anni, ho avuto modo di odiare cordialmente quel cartoon. Non l’ho più rivisto da allora, ma me lo ricordo piuttosto bene, con quei giovanotti sorridenti e spensierati: non che fosse eccessivamente fasullo o edulcorato, ma ciò che quel corto dimenticava completamente erano le tonnellate di studio che mi avrebbero accolto una volta entrato in università, accanto ai libri sottobraccio e alle bacheche (quelle sì che le ho ritrovate, simpatiche… ).
 
     E ora, chi l’avrebbe mai detto, proprio poco prima di finire (finalmente!) il mio corso di studi sono stato coinvolto in quello che vuole essere un cortometraggio promozionale della mia università. Non molto diverso da quello che ho maledetto più volte, insomma, ma sebbene abbia girato il film qualche mese fa non avevo mai fatto il collegamento fino ad oggi, il giorno prima del mio ultimo esame. Non che il video di per sé sia male, anzi girarlo è stato divertente, sebbene abbia preso tanta di quell’acqua (per girare una scena che dura sì e no due secondi) che la mattina dopo avevo il febbrone, e pure il risultato non è malaccio, divertente e abbastanza rappresentativo di quello che faccio di solito in uni. Ma, anche stavolta, quello che non traspare a sufficienza è quante tonnellate di roba si debba studiare, quanto tempo si debba passare seduti ad un tavolo in compagnia di un libro e di un evidenziatore. D’altro canto capisco che fosse impossibile mostrarlo, a meno di passare metà filmato sui libri, o di mostrare la mia faccia spettinata e con il full-optional “occhiaie-borse-barbasfatta” da Notte Prima Degli Esami (ah, tra l’altro, un cordiale odio anche per quel film), ma a questo punto il filmato promozionale avrebbe promosso ben poco. Ma nonostante ciò, non riesco ad evitare di sentirmi addosso gli occhi vagamente irritati di quei 180 che anche quest’anno hanno passato il test, e che negli anni a venire ripenseranno al mio faccione spensierato di questo film mandandomi cordialmente a fare un altro giro in bici sotto la pioggia. E senza telecamera, stavolta.