Andare ad un concerto live è una delle cose che adoro di più della vita. E’ proprio in top 5, direi, insieme a cose tipo "svegliarsi e scoprire che puoi dormire ancora un’ora", "la prima giornata d’autunno" e poche altre che non è conveniente dichiarare in pubblico. Detto ciò, ci sono alcuni accorgimenti che bisogna prendere, e alcune condizioni a cui non sono più disposto a rinunciare, al fine di rendere attuali tutte le potenzialità dell’evento:

1) Arrivare in orario. E con "in orario" intendo almeno una buoma mezz’oretta prima dell’inizio annunciato. Tutto serve a far salire la carica, a entrare in quello stato di vaga agitazione che rende il concerto un’esperienza totalizzante; poi è sempre bello incontrare altri fan, scambiare parole, vedere tutti leggermente eccitati e in attesa che le luci si spengano… dai, non sono certo il primo a porre l’enfasi sulla gioia dell’attesa! Dunque mai più arrivi a concerto iniziato, mai più tentativi di cercare la propria poltrona o il posto migliore mentre si scaldano gli strumenti: in questo caso la prima metà del concerto sarà rovinata dalla rabbia per essersi persi "qualcosa", nel peggiore dei casi anche qualche canzone, senza contare che non si potranno urlare richieste per il bis nel timore di richiedere qualcosa di già suonato…
1 comma bis: in caso ci fosse un opening act, ovviamente bisogna arrivare in tempo per sentire anche quello. Spesso poi si fanno anche delle piacevoli scoperte.
2) Stare sotto il palco. Nei limiti del possibile insomma. Non c’è niente di più fastidioso che mettersi a saltare/cantare/ballare e vedersi addosso gli occhi infastiditi di chi è lì per "dare un occhiata", o per approcciarsi ad un concerto come se fosse un cd, o un dvd live. Per quello esistono i cd o i dvd live, appunto. Andate a porre i vostri occhi stizziti da qualche altra parte. Nel caso si tratti di concerti con i posti numerati a settore, ne consegue che è meglio prendere i biglietti un po’ più costosi, per essere più avanti. Ne consegue che bisognerà seguire qlc concerto in meno, per fare quadrare i conti a fine anno. Ne consegue che questo punto non mi piace molto…
2 comma bis: cercare di porsi quanto più nel mezzo tra gli amplificatori. Sentire tutto il concerto esclusivamente dall’orecchio sinistro non giova nè alla salute nè al godimento complessivo.
3) Meglio soli. Non l’ho mai fatto, ma credo sarebbe ora di andare a sentire chi mi pare indipendentemente dalla presenza di accompagnatori. Perchè se sono fan anch’essi, il divertimento aumenta, ma se sono ascoltatori occasionali del gruppo/artista in questione, non vorranno andare nella mischia, non vorranno saltare, non vorranno aspettare l’uscita della band… insomma, si farà la figura del rompiballe un po’ esaltato. Non è piacevole.

4) Evitare di fare fotografie. Si perde un sacco di tempo, e comunque escono da schifo. Con una googlata il giorno dopo se ne possono sempre trovare di buona qualità sul web. E comunque, chissenefrega delle foto: quello che mi ricordo è più che sufficiente per garantirmi un bel po’ di viaggi mentali nei tempi a venire.
5) Prenotare un giorno di vacanza. Il giorno dopo il concerto ovviamente. Per navigare con la mente verso la serata prima, per riascoltare i cd emozionandosi un fracco, sonnecchiando sul letto senza porsi il problema di "ora dovrei studiare" o "ora devo andare" ecc. In questo modo un concerto ha una durata complessiva di circa 24 ore, che rende così ragione anche del più costoso dei biglietti.
Giusto per avere una scusa in più per andare Animoticon.
 

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Blame it on the TV

14 agosto 2009

     Io penso sia colpa della televisione. E dei film, e anche di certi libri. Io penso sia tutta colpa loro se ora sono di cattivo umore.
Io penso sia colpa di tutti gli autori incompetenti, che per mancanza di intelligenza o non so cos’altro mi hanno lentamente inculcato l’idea che le persone possano essere solo buone o completamente cattive, del tutto brave o incapaci, talentuose o incompetenti, e così via insomma. (Intonate e stonate, belle e brutte… potrei andare avanti all’infinito, neh? )
     E’ colpa loro se adesso sono demotivato e stanco. Perchè avevo riposto fiducia in persone che poi non si sono dimostrate lungimiranti, e avevo delle aspettative da amici che poi si sono comportate in modo poco amichevole, chiesto conforto a gente che poi me ne ha chiesto il conto. (E anche qua potrei continuare per un pezzo…).
     Mentre invece, è logico, insomma: tutti hanno pregi e difetti. E’ così scontato da non sembrar possibile dimenticarlo, eppure è proprio questo che si fa: dimenticarlo. Me lo dimentico sempre, e così se conosco qualcuno di divertente mi "dimentico" che un giorno sarà noiosissimo, e se mi affido ad una guida mi "dimentico" che un giorno mi condurrà dritto dritto contro un muro (e se ho delle aspettative in chicchesìa prima o poi sarò deluso, e via via all’infinito…).
Me lo dimentico, perchè mi pare impossibile che una persona gentile e intelligente si comporti come un koala. (Dico così, per dire un animale che non mi ispira molta intelligenza. Non si stanno mica estinguendo, tra l’altro? Appunto, non molto intelligenti.)
     E avanti così, stupidi autori di libri con personaggi sfaccettati come un foglio bianco di A4, e di film più prevedibili dell’arrivo del Natale, che mi avete riempito la testa di aspettative innaturali! 
     Perchè in realtà non è così facile da capire, che una persona possa rientrare contemporaneamente in più categorie, chessò "folk" e "power-pop", per esempio. O non entrare affatto in nessuna categoria, perchè le catalogazioni vanno bene per distinguere i gli esseri animali da quelli vegetali, ma quando andiamo più nel dettaglio tutte le suddivisioni si rivelano solo degli artefatti posticci. E anche una distinzione semplice, come "intelligentie" e "non intelligente", per intenderci, diventa impossibile, perchè una persona può essere portata per le equazioni matematiche e incapace di progettare le vacanze, ad esempio, e allora dove la inserisco? Prima in una, e poi nell’altra, con gran delusione nel momento del trasloco fra le due.