Eros vs. Thanatos

30 giugno 2009

 
Romanticismo? Certamente.
Non foss’altro che il muro su cui è stata spruzzata la tenera dedica è quello dell’Obitorio di Brescia.
 
Thanatos-Eros 2:1
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Conforto

27 giugno 2009

Vorrei parlarti, 
e visto che non posso farlo dal vivo ti scrivo qui – chissà che un giorno tu non legga davvero.
Vorrei chiederti come stai, e questa volta non sarebbe una domanda di circostanza: sono stufo di avere tue notizie solo dalle voci di paese, che ogni volta mi danno idee peggiori e preoccupanti su di te e ogni volta mi rendono terribilmente inquieto. Vorrei vederti con i miei occhi, perché non riesco ad immaginarti –  e vorrei capire cosa sta succedendo.
Che discorso stupido: tutti lo vorrebbero capire, i tuoi medici e i tuoi genitori, che ne hanno molto più diritto di me, ovviamente. Ma io in fondo vorrei solo chiacchierare con te e sapere che in qualche modo ne uscirai, qualsiasi sia il buco in cui sei caduta.
Ultimamente mi è capitato spesso di sognarti: ogni volta ti vedo serena mentre parli distrattamente con qualcuno, e dopo un po’ che parliamo mi ricordo di questi pensieri e mi dico : "Ma stai benissimo, che stupido che son stato a preoccuparmi!"… vabbè, direi che non è il caso di scomodare Freud…
Ti ricordi? Una volta eravamo molto amici. Poi un po’ i luoghi un po’ i tempi ci hanno divisi, e ora mi resta solo il tuo squillino sul telefono, che arriva regolare quasi tutti i giorni, che un po’ mi rattristisce e un po’ mi conforta, e quando sono più preoccupato non aspetto che sia tu a farlo e ti squillo prima io… 
Lo squillo sul cellulare! Roba che non fa più nessuno, ora che c’è feisbuk, ora che nessuno si sente lontano da nessuno per più di un’ora, e tu che ora sei lontana da chiunque è la nostra unica via di comunicazione!
Non mi resta che aspettare. Ci rivediamo, un giorno, per strada?
Wrote you this 
I hope you got it safe 
It’s been so long 
I don’t know what to say 

I’ve travelled ‘round 
Through deserts on my horse 
But jokes aside 
I wanna come back home 

You know that night 
I said i had to go 
You said you’d meet me 
On the sunny road 

It’s time, meet me on the sunny road 
it’s time, meet me on the sunny road 

Well, this is it 
I’m running out of space 
Here is my address 
And number just in case. 

This time as one 
We’ll find which way to go 
Now come and meet me 
On the sunny road 

(Emiliana Torrini, "Sunnyroad")

La Fine (I’m Fine)

12 giugno 2009

E così, è finita.

Quasi senza accorgermene, sebbene questo momento fosse atteso da tempo. Finita per sempre: mai più lezioni. Mai più scuola. Mai più compagni. E come dopo un buon film, resto seduto in sala alla fine della proiezione, fino a quando alla fine dei titoli di coda tutti si sono alzati e non c’è più dubbio: è finita davvero.

 

Ok, ci sono ancora gli esami, e la tesi e tutto il resto, ma l’università di cui io ho vissuto negli ultimi sei brevissimi anni non è sicuramente centrata intorno a quello.

 

(…e un tavolo dell’aula studio, e un banco in fondo a destra, e pranzo in aula tutor, e un film il mercoledì sera…)

 

E come immaginavo, non sento nessun senso di liberazione o di traguardo raggiunto (in effetti ho anche un paio di cosette da fare – tipo tre esami e una tesi), al contrario mi sembra di aver perso qualcosa, di essermi staccato non volente da un utero in cui stavo benissimo e nel cui amnios sguazzavo sempre più a mio agio. Sì, oso dirlo: sono triste, sento l’aria spostata dalle porte che si stanno chiudendo. E’ finita davvero.

 

Parole che fanno bene

11 giugno 2009

Parlo per me,  per il mio paese
per quella parte che tace  e non dice che gli soffoca in gola uno strillo 

per lo sgomento di uno spettacolo indegno per cui paga e non lo ha scelto 
di chi segue il bastone del pastore o l’etichetta dov’è scritto il proprio nome 

E se costruire il  futuro è inginocchiarsi ed accendere un cero 
complimenti, complimenti davvero 
pascoliamo, pascoliamo e pure in un campo a caso e che sia vicino a casa 
perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale prigionieri
con il il terrore di essere liberati , di essere liberi

Caro mercato, ti vedo costretto ad offrirci ogni giorno 
ciò che non ti e’ richiesto per il tuo bisogno, per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati
davanti a
intestini accorciati di uomini obesi annoiati 
ossessionati dalla forma ossessionati dalla  norma  
non ci siamo,  non ci siamo…
 
Allora una parola lanciata nel mare 
con un motivo ed un salvagente 
che semplicemente fa il suo dovere,  
una parola che non affonda 
che magari genera un’onda
che increspa il piattume e lava il letame

Parole che fanno bene, 
         parole che fanno bene, 
                   parole che fanno bene

(Niccolò Fabi, "Parole che fanno bene" 2009)

sometimes

4 giugno 2009

Qualche volta si chiudono delle stanze, per un po’ di tempo.

In effetti, avrei anche potuto avvisare.