Invisibile

18 aprile 2009

Con l’arrivo della primavera, girare per le strade intasate di Brescia in bicicletta è un vero piacere.
     Forse non tutti lo sanno, ma viaggiando in bici si guadagna un sacco di tempo (le filo non ci sono mai quando servono), si risparmia qualche soldo, si apprezza l’aria frizzante della mattina, e soprattutto si diventa invisibili.
     Sì, invisibile: pare infatti che ad ogni stop, ad ogni attraversamento pedonale, ma pure lungo tutti i rettilinei della ridente cittadina lombarda, la mia eco-friendly mountain bike mi conferisca questo inaspettato superpotere, per cui qualsiasi automobilista si sente autorizzato non solo a non darmi la precedenza quando son fermo, ma pure a partire a tutta velocità mentre attraverso la strada, causandomi extrasistoli, blocchi di conduzione e tachicardie riflesse. Insomma, un bel ripasso di cardiologia ogni mattina!
     La cosa interessante è che questo superpotere è non si esplica soltanto nei confronti degli automobilisti: pare infatti che anche i pedoni non notino la mia presenza in strada, e si sentano così tranquilli nel loro passeggiare all’interno della pista ciclabile, sempre uno accanto all’altro in gruppi di almeno cinque, come una boyband insomma, e quando dal nulla sentono il trillo del mio campanello trasalgono spostandosi convulsivamente alcuni a destra, altri a sinistra, con il risultato di occludere la già stretta pista ciclabile, come delle piastrine che in un flusso turbolento causano la formazione di un trombo in un vaso. Ecco, un utilissimo ripasso di Fisiopatologia mentre mi avvicino all’università!
     Ma l’aspetto davvero più sorprendente, quello che mi ha fatto capire senza ogni dubbio che sì, la mia bicicletta mi rende invisibile, è che pure gli altri ciclisti non mi vedono! Biruote che si fermano improvvisamente lungo la strada per svoltare, non-più-giovanotte in sella alla Graziella che mi vengono incontro in direzione ostinata e contraria, come degli autoanticorpi che il mio stesso corpo produce ed attaca i tessuti suoi simili provocando reazioni autoimmuni catastrofiche. Wow, pure un inspettato ripasso di Immunologia appena prima di arrivare in reparto!
     Insomma, non c’è dubbio: se mi laureo in tempo il merito è soprattutto delle esperienze paranormali che il tragitto in bici mi offre ogni giorno, mentre piacevolmente mi godo i cantieri della metro che abbelliscono le mattinate primaverili Bresciane.
 

 
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La prossima volta

7 aprile 2009

     L’Abruzzo: una di quelle regioni di cui non si sente parlare molto spesso. Una di quelle regioni che ti mettono in imbarazzo se ti capita una domanda di Geografia al Trivial Pursuit. Ma credo che in questi giorni tutti ne sappiano qualcosa.
     Della tragedia consumatasi l’altroieri si è già detto tanto, e su tutto mi resta impresso il crollo dalla "Casa della studente", dove tanti ragazzi che potrei essere io hanno avuto la sfortuna di essere al postio sbagliato al momento sbagliato. Da allora mi gira in testa una canzone, che io ho sempre letto come un elegia, forse fraintentendo qualcosa, ma non è rilevante: questo è il mio pensiero, la mia tristezza in musica.
 
Then came question and it was about time
The answer came back and it was long
The house it was built by so men in rhyme
But whatever came of his talented son
 
Who wrote me a dialogue set a tune
Always you told me of being alone
Except for the stories about God and you
And do you still live there, in Bufallo
 
They put up the walls, no more to say
Nobody stopped to ask why it was done
The stream was too far and the rains to high
So into the city the river did run
Because of the architect the buildings fell down
Smothered and drowned all the seeds that you sowed
I wish I was somewhere but not in this town
Maybe the ocean next time around
 
I seem to remember the face and the name
But if it’s not you I don’t care
I know of changes, but nothing would change you
To Theo the sailor who sings in his lair
 
Then I’ll turn and he won’t be there,
Dusky black windows to light the dark stair
Candles will nod in the musty air
Oh, with the flames for as many as the years
 
("Next Time Around", Emiliana Torrini)

Oscenità

5 aprile 2009

Tutti hanno un conoscente famoso di cui potersi bullare con gli amici, e io non faccio certo eccezione.

Lo schermidore Andrea Cassarà e io frequentavamo la stessa classe al Liceo, nel quale suo padre era da tempo immemore il temutissimo prof. di Chimica e Biologia. Nominate quel cognome a chiunque abbia frequentato il piccolo liceo di Iseo negli ultimi 20 anni, e sentirete parlare di incompetenza, di ottusità, di ingiustizia, di ignoranza, di un professore scandalosamente incapace inchiodato alla sua cattedra… insomma, il prof. C. era entrato negli annali del liceo come emblema della “malascuola”.

Suo figlio, dicevo. Andrea non era particolarmente benvoluto, in parte per causa dell’astio diffuso verso il padre, in parte perché a causa degli allenamenti era costretto a saltare molte lezioni e relative interrogazioni-verifiche, ma tutto sommato non spiccava per simpatia. Qualche amico e qualche antipatia, nulla di particolare – considerando il seme da cui era nato, era anche tanto.

Verso la fine delle superiori, nel 2002 inizia la carriera agonistica come schermidore, con risultati via via sempre più eclatanti, fino all’oro vinto nelle olimpiadi di Atene del 2004 (fioretto a squadre). E lì ho dovuto riconoscere il suo valore: cazzo, un oro alle olimpiadi! Mica un 30L in anatomia, qua si parla di eccellenza vera! Mi resta un ragazzo un po’ antipatico, ma onore al merito.

Poi ovviamente parte la stucchevole carovana dei compagni di classe che non l’hanno mai sopportato ora diventati suoi supporters, la festa di bentornato al suo paese, le interviste al genitore giustamente orgoglioso, eccetera eccetera. E ho la vaga sensazione che suo padre ce l’abbia fatta: non solo ha dato i natali ad un campione, ma si è pure risparmiato la fama di peggior professore di Chimica grazie alle vittorie del figlio! Ma comunque, onore al merito.

La carriera di Cassarà Jr continua tra alti e bassi, ma sempre a livello internazionale, bissando l’esperienza olimpiade all’ultimo minuto (a Pechino sostituisce Baldini, squalificato per doping). Ma tutto sommato la sua faccia non si è fatta troppo notare sulla carta stampata degli ultimi tempi.

Finchè, l’altroieri, il suo nome ritorna agli onori della cronaca, per faccende tutt’altro che sportive: Andrea Cassarà sarà processato per atti osceni in luogo pubblico; stando all’accusa, due estati fa si è masturbato davanti ad una donna fermata con il pretesto di chiedere informazioni.

Ora si scatenano i festeggiamenti inversi: gli ex alunni del padre si stan facendo delle grosse risate; gli ex-compagni poi diventati supporters probabilmente ritorneranno all’iniziale condizione di detrattori; il padre (la cui fama di professore incompetente è ormai del tutto priva di interesse) in preda all’imbarazzo. La carriera indelebilmente segnata.

A me è salita una grande tristezza. Non ho mai finto simpatie inesistenti nei suoi confronti, ma questo è un modo infimo per chiudere una storia. Una storia fatta di pressioni, di una persona talmente inadeguata dietro alla cattedra che non posso immaginare migliore dietro al tavolo da pranzo, ma anche di vittorie storiche, al di là delle simpatie personali. Come si può cadere tanto in basso? Bha, spero si scopra che nulla di tutto questo è vero, e che io sia solo ancora un po’ arrabbiato con un prof…