Latino-scandinavo

8 marzo 2009

     Quest’estate, mentre (per chi ancora non lo sapesseAnimoticon) scorazzavo per i paesi nordici, una sera mi ritrovo a conversare con una ragazza finnica sulle diversità tra le usanze mediterranee e scandinave.
     Ad un certo punto, lei mi chiede un po’ incredula se era vero che in Italia abbiam l’abitudine di studiare una lingua che non parla più nessuno, il latino. Io, subito colpito nell’orgoglio italiano, rispondo di sì, ma quando mi chiede "a cosa serve" spendere buona parte delle nostre giornate liceali ad impararla, sono colto un po’ alla sprovvista, e nel mio inglese imperfetto biascico qualcosa sul fatto di poter leggere i classici latini senza il filtro delle traduzioni (che è poi quello che apprezzavo del latino), salvo poi virare verso il classico "serve a ragionare" (che è poi una cosa che non mi ha mai convinto più di tanto), lasciando la finlandese piuttosto perpressa e con un espressione che chiaramente significava "se avessi speso meno tempo inutilmente e un po’ di più a studiare l’inglese ora capirei che cosa trovi di tanto interessante in una lingua morta".
     Ora, un po’ di mesi dopo l’imbarazzante episodio, leggo sul blog di una persona molto più ferrata di me sull’argomento un post eccezionale con una serie di risposte decisamente più convincenti. O almeno più ad effetto, semmai mi dovesse ricapitare d’incontrare una bionda nordica interessata alle follie italiane.
 

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