play

28 febbraio 2009

 
A volte la voce è così spiegata, così libera che mi sorprende; a vole le dita sono così calde, così precise che lasciano stupefatto!
Sometimes, sometimes: è sempre così inaspettato e imprevedibile il momento meraviglioso in cui l’armonia è perfetta, e sono libero dai palchi e dalle aspettative, eppure supero me stesso e i grandissimi, e volo più in alto del vento e come l’oggetto che scompare quando chiudi gli occhi così nessuno saprà mai della mia eccellenza, perchè preziosa e timida si dischiude splendida solo nel completo silenzio.
your arms a sweet sweet sweet embrace
 
E allora non resta che cavalcare il momento, senza opporre resistenza lasciarmi andare per non perdere velocità, abbandonare tutto il resto – senz’altro secondario, perchè per quanto ci possa provare, passato il momento non riuscirò più a ritrovare questo stato.
this state of emergency
how beautiful to be
Gioia elementare, nè fisica nè mentale, o forse entrambi, alta velocità – estasi.

Per l’appunto

20 febbraio 2009

     Cvd, ho tradito (in parte) il mio proposito di astenermi dal Santo Maltrattatore della musica italiana (San Remo ovviamente), e ieri ho ascoltato alcune "nuove proposte" ocomecavolovengonochiamateoggi. E, cvd, ho trovato qualche nome interessante da appuntarmi.
     Il primo nome è Arisa (ma quand’è che la smetteranno di trovare nomi d’arte che terminano in "-isa"? dopo Elisa, Lisa, Arisa, mi aspetto Luisa, Marisa, Isa, è L’Isa, etc etc..)… la canzone ha un testo talmente banale e prevedibile… da piacermi Sorriso. Comunque mi riservo di ascoltare qualcos’altro prima di dare un giudizio definitivo.
     Il mio entusiasmo è invece tutto per Malika Ayane. Ho conosciuto questa cantante poche settimane fa, ascoltando la sua collaborazione con Pacifico nel suo ultimo disco "Dentro ogni casa" (tra l’altro, anche lui fa parte di quel gruppo di artisti italiani che ho conosciuto grazie al festivàl), ma ingenuamente pensavo si trattasse di una qualche navigata interprete straniera ingaggiata da Pacifico per dare richiamo al suo album. Invece si tratta di una nuova scoperta di Caterina Caselli, la quale ha sempre un orecchio scova-talenti e un occhio aperto sul mercato – e infatti scopro essere suo "Feeling better", uno dei tormentoni dell’estate scorsa, che in quanto tale non avevo degnato di un ascolto attento, ma che magari all’interno dell’album riascolterò meglio. Poi ha catato numerose colonne sonore di pubblicità, più o meno note ma tutte di gran classe. Voce profonda, un timbro quasi maschile, uno stile piuttosto originale tra soul e leggere influenze elettroniche… mi piace!
 
Malika Ayane, "soul weaver" live
 
 

Luca era gay?

16 febbraio 2009

     È giunto il momento di fare outing: ebbene sì, io di solito guardo il Festival di Sanremo. Non che non trovi irritanti molte cose (lo show anacronistico, il buonismo imperante, i cantanti-redivivi-da-Sanremo con le loro pessime-canzoni-da-Sanremo), ma nonostante tutto ciò ogni anno passano almeno un paio di pezzi interessanti, e tutto quello che considero il meglio della musica italiana (penso a Niccolò Fabi, Max Gazzé, Marina Rei, Elisa di qualche tempo fa, i Tiromancino di qualche tempo fa, e tanti altri) li ho scoperti proprio in quelle noiosissime serate.

     Bene, confessato il fattaccio, devo dire che invece stasera credo proprio che non accenderò la tv (anzi la radio, visto che di solito preferisco seguire la Gialappa’s su Radio Rai), un po’ perchè devo studiare, un po’ perchè la storia della canzone omofobica di quell’odioso finto-buonista di Povia mi ha fracassato i maroni, e se scopro che davvero al festival hanno ammesso una canzone del genere vado a letto con le balle girate – ma anche se scopro il contrario, ossia che la canzone è omo"filica" e Povia ha marciato sopra all’equivoco per guadagnare visibilità.

     Comunque, ho pensato che l’anno prossimo mi presento anch’io a Sanremo, e visto che lì vige la più assoluta libertà di espressione proporrò dei pezzi che, cavalcando questa grande onda di anarchia, porteranno sull’Ariston dei nomi prestigiosi per la serata dei duetti.

Queste le proposte:

 

"Michael era bianco", storia di un afroamericano che si credeva nero, ma in realtà non si lavava da tempo 

                               in duetto con Michael Jackson

 

"Auschwitz era un parco giochi", storia di un grandissimo malinteso durato più di mezzo secolo

                               in duetto con il Coro dei vescovi Lefevriani – ma delle voci suggeriscono guest-star PapaRatzy

 

"Silvio era povero", storia di un self-made man con la passione per le bandane bianche e le battute fuori luogo 

                               in duetto con Mariano Apicella

 

"L’Italia era un paese moderno", storia di un posto dove migliaia di persone vivono con difficoltà la loro diversità, poi arriva un pirla qualunque e la Rai lo manda in prima serata a cantare boiate

                               in duetto con … da definirsi, purtroppo fin’ora nessuno ha creduto a questa storia…

Triste

 

     Andare dal dentista è storicamente una delle esperienze meno piacevoli che siano concesse a noi esseri umani, e lo è ancor più se vi si giunge dopo essere passati sotto le mani di svariati professionisti ora incauti, ora non aggiornati o scandalosamente esosi. Ma quando qualche settimana fa mi recavo dalla mia nuova scommessa sul portafogli, non immaginavo che l’attesa sarebbe stata peggiore dell’esecuzione in sè: in sala d’attesa, infatti, passava in repeat il nuovo disco di Laura Pausini.
     Intendiamoci: a me la Pausini non va proprio a genio, ma visto che non avevo scelta (e che l’attesa sarebbe durata per più di un’ora), mi son messo all’ascolto di "Primavera in Anticipo" cercando di ignorare al mio – peraltro sviluppatissimo – lato snob. E, dopo aver ascoltato tutte le canzoni di tutto l’album per ben due volte (di cui una canzone è presente in due versioni, percui l’ho ascoltata quattro volte), posso dire che c’è qualcosa che non va se questa è l’unica cantante italiana che vende vagonate di dischi nel mondo.
     Innanzitutto, o Laura ha una vita sentimentale degna di una soap, oppure è una gran bugiarda. Perchè non è possibile che nella prima canzone urli il suo amore per chicchessia, nella seconda schiamazzi per il dolore di doverlo lasciare, nella terza sia straziata per il suo abbandoni, nella quarta si senta di nuovo innamorata e così via. Laura, lo sai che si può cantare anche di altri argomenti che non siano i sentimenti più estremi e struggenti del tuo corazon? Secondo me non lo sai. Bhè se passi di qua, magari ti arrabbi un po’ per come ti descrivo però la volta prossima fai un disco un po’ più vario. E son d’accordo che la maggior parte delle canzoni pop girano intorno a quell’argomento, ma perlamiseria, persino la Tatangelo riesce a spaziare più di te!
     L’altra cosa che ho capito in quell’oraemezza di miele, è che l’amore è un sentimento da urlare. Non importa in che forma arrivi: gioia, delusione, ricordo o attesa, comunque ti stia avvicinando al rosso cuore bisogna gridarlo a voce spiegata (forse per avvisare chi sta nelle vicinanze che l’hai visto prima tu e dunque è tuo di diritto). E io mi chiedo perchè. Laura, tu hai una voce potente, lo abbiamo capito tutti, ma proprio tutti: ora puoi smetterla di urlare. No, è impossibile. Quando arriva il ritornello ti immagino che fai mezzo passo indietro dal microfono, prendi fiato e con un’espressione d’amore concentrato mandi fuori un tornado di voce dritto al microfono che, a questo punto, sarebbe anche superlfluo.
     Una notte di un paio di estati fa, in un autogrill, c’era al bancone una ragazza molto galvanizzata dall’aver scoperto che pure il gaio barista era un fan di Laura, e dopo aver messo in streaming il disco in cui Lau P. riabusava delle canzoni più abusate della musica italiana, commenta: "Mi piace per come le interpreta, le canzoni!" Alchè avrei voluto darle il mio Camogli in testa, perchè se c’era una cosa davvero irritante è come pretendesse di poter prendere un Battisti o un Bersani qualsiasi e urlarlo monotono in 4 milioni di copie, senza ricordarsi degli altri 9.999 registri stilistici che sicuramente ben conosce ma preferisce non utilizzare.
     Però questo è quello che piace, e con cifre da capogiro. Piace urlare, piace sovrastare la lievità, piace dimenticare tutte le infinite gradazioni di grigio, piace estremizzare (come forse sto facendo anch’io adesso?), piace prendere le canzoni già storpiate da milioni di chitarre di oratorio e farle proprie con la forza della potenza. Oh, grazie al cielo il dentista mi chiama.
 

Belong

13 febbraio 2009

 
Sono passate le sette di sera. 
     Non mi capita spesso di essere in ospedale a quest’ora: tutti i tirocini e gli internati si svolgono di mattina, e questi corridoi, gli stessi corridoi che ho marciato a passo svelto stamattina, stasera mi fanno uno strano effetto.
     L’ospedale vuoto è surreale: camminando sento il silenzio il vuoto dietro ai passi e di tutte le persone che son passate di qua. Fuori piove, ma l’aria è già più calda e col vento si sente andar via anche l’inverno. Svolto l’angolo, le luci degli ascensori incredibilmente aperti e vuoti, ma preso dall’abitudine m’infilo velocemente in uno di questi.
     Arrivo in reparto: alcuni pazienti stanno finendo la cena, altri già dormono, la giornata da paziente è sempre breve. I medici che stanno staccando si danno le ultime consegne, sarò scontato ma giurerei che mi salutano in modo diverso dal solito. Qualcuno mi invita a dargli del tu.
Resto poco, la cartella che cercavo non è ancora pronta. Stavolta scelgo le scale, voglio camminare ancora un po’. Incontro qualche parente che esce pensieroso.
     Forse inizio ad essere parte di tutto questo, forse inizio ad appartenere a tutto questo.