Gornja Bistra

23 novembre 2008

     Una volta tanto ecco un post decifrabile, per rispondere a chi mi ha chiesto come è andata questa settimana croata. Per chiarire: la scorsa settimana sono andato in un ospedale pediatrico a Gornja Bistra, vicino a Zagabria, attraverso un associazione di volontari che si occupa di portare un po’ di compagnia e affetto ai bambini che vi si trovano ricoverati. In realtà, più che un ospedale l’istituto è un orfanotrofio dove vengono accolti (o abbandonati, dipende dal punto di osservazione) dei bambini con svariate malattie congenite, e quasi tutti con conseguenti gravi ritardi mentali, e lì quasi tutti passeranno tutta la loro vita.
     Il primo impatto non è stato per nulla facile, complice anche l’odore a dir poco nauseabondo che regna in quei locali dove l’igiene non è certo da sala operatoria (ma neanche da sala da pranzo, a dirla tutta). I bambini poi sono piuttosto impressionanti, e trovarseli di fronte una dozzina in quei vecchi stanzoni non aiuta di certo. In un modo o nell’altro, un po’ per volta però abbiamo ricacciati i vari sentimenti sgradevoli, se non altro per non sfigurare di fronte alle donzelle che invece sembravano trovarsi a loro agio fin dall’inizio, e abbiamo iniziato a far “giocare” i profumati BdG (“Bambini di Gornia” ndf). Con i giorni abbiamo conosciuto anche i più piccoli: Leo Vomitillo, che oltre alla intuibile attitudine al rigetto orale aveva anche una inspiegabile tendenza ad addormentarmisi pacificamente ogni volta che lo prendevo in braccio; Dejan, microcefalo iperattivo incapace di mantenere l’attenzione su qualsiasi cosa per più di cinque secondi; la piccola Josipa, regina indiscussa dell’ospedale, con la sua superiorità mentale ma soprattutto con i suoi bacetti e carezze a chiunque le si avvicinasse (ok, soprattutto a LucaAnimoticon); ma erano proprio questi bambini più “normali” a suscitare la maggiore tristezza, quando immaginavamo il loro destino in quel posto, come anche la consapevolezza che quello che stavamo facendo era inadeguato e insufficiente per dare un aiuto vero e concreto.
     Fortunatamente l’improvvisato gruppo semi-tutor è stato un inaspettato successo, e in casetta (ma anche in ospedale!) ci siamo divertiti un sacco, ho dato sfoggio delle mie sempre migliori capacità chitarristiche(?), e con Giacomo e Luca abbiam dato vita ad un gruppo vocale, i “The Cappellas”, che cantano rigrosamente a cappella, e le inifinite altre cazzate along the way…
     Insomma: un’esperienza forte, non facile, comunque positiva grazie alle ottime persone con cui l’ho condivisa, e che soprattutto mi ha dato un’indicazione su come vorrei muovermi in futuro nel campo del volontariato.
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(il gruppo fumettato dalla Hotty HottaviaA bocca aperta)

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2 Risposte to “Gornja Bistra”

  1. carmen said

    …sarà stata sikuramente un’esperienza molto forte ma…
    leggendola mi ha lasciato il sorriso sulle labbra… mi ha comunicato serenità…
    quella ke prova ki ama tanto ciò ke fà…
    …;)

  2. Fab said

    … è una di quelle cose che mi aiuta a non essere uno che vive solo per l’università/carriera, per cui è già ok in partenza!
    Oggi pensavo che il mio obiettivo è far sì che nella mia vita non ci sia mai spazio per la noia… e per come sono messe le cose, penso che per almeno i prossimi due anni non ce ne sarà di certo!

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