Quello che non c’è

30 novembre 2008

Ho questa foto di pura gioia
è di un bambino con la sua pistola
che spara dritto davanti a sè
a quello che non c`è
 
Ho perso il gusto, non ha sapore
quest`alito di angelo che mi lecca il cuore
ma credo di camminare dritto sull`acqua e
su quello che non c’è
 
Arriva l`alba… o forse no
a volte ciò che sembra alba non è
ma so che so camminare dritto sull`acqua e
su quello che non c’è
 
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
la chiave della felicità è la disobbedienza in sè
a quello che non c’è
 
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove m`attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c’è
 
Curo le foglie, saranno forti
se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
ma questo è camminare alto sull`acqua e
su quello che non c’è
 
Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
meravigliosa come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da sè, fottendosi da me
Per quello che non c`è…
(Afterhours, "Quello che non c’è")

nonce

Gornja Bistra

23 novembre 2008

     Una volta tanto ecco un post decifrabile, per rispondere a chi mi ha chiesto come è andata questa settimana croata. Per chiarire: la scorsa settimana sono andato in un ospedale pediatrico a Gornja Bistra, vicino a Zagabria, attraverso un associazione di volontari che si occupa di portare un po’ di compagnia e affetto ai bambini che vi si trovano ricoverati. In realtà, più che un ospedale l’istituto è un orfanotrofio dove vengono accolti (o abbandonati, dipende dal punto di osservazione) dei bambini con svariate malattie congenite, e quasi tutti con conseguenti gravi ritardi mentali, e lì quasi tutti passeranno tutta la loro vita.
     Il primo impatto non è stato per nulla facile, complice anche l’odore a dir poco nauseabondo che regna in quei locali dove l’igiene non è certo da sala operatoria (ma neanche da sala da pranzo, a dirla tutta). I bambini poi sono piuttosto impressionanti, e trovarseli di fronte una dozzina in quei vecchi stanzoni non aiuta di certo. In un modo o nell’altro, un po’ per volta però abbiamo ricacciati i vari sentimenti sgradevoli, se non altro per non sfigurare di fronte alle donzelle che invece sembravano trovarsi a loro agio fin dall’inizio, e abbiamo iniziato a far “giocare” i profumati BdG (“Bambini di Gornia” ndf). Con i giorni abbiamo conosciuto anche i più piccoli: Leo Vomitillo, che oltre alla intuibile attitudine al rigetto orale aveva anche una inspiegabile tendenza ad addormentarmisi pacificamente ogni volta che lo prendevo in braccio; Dejan, microcefalo iperattivo incapace di mantenere l’attenzione su qualsiasi cosa per più di cinque secondi; la piccola Josipa, regina indiscussa dell’ospedale, con la sua superiorità mentale ma soprattutto con i suoi bacetti e carezze a chiunque le si avvicinasse (ok, soprattutto a LucaAnimoticon); ma erano proprio questi bambini più “normali” a suscitare la maggiore tristezza, quando immaginavamo il loro destino in quel posto, come anche la consapevolezza che quello che stavamo facendo era inadeguato e insufficiente per dare un aiuto vero e concreto.
     Fortunatamente l’improvvisato gruppo semi-tutor è stato un inaspettato successo, e in casetta (ma anche in ospedale!) ci siamo divertiti un sacco, ho dato sfoggio delle mie sempre migliori capacità chitarristiche(?), e con Giacomo e Luca abbiam dato vita ad un gruppo vocale, i “The Cappellas”, che cantano rigrosamente a cappella, e le inifinite altre cazzate along the way…
     Insomma: un’esperienza forte, non facile, comunque positiva grazie alle ottime persone con cui l’ho condivisa, e che soprattutto mi ha dato un’indicazione su come vorrei muovermi in futuro nel campo del volontariato.
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(il gruppo fumettato dalla Hotty HottaviaA bocca aperta)

Scelte

14 novembre 2008

Dipende da quello che voglio.
Dipende da quanto credo di valere, e da quanto credo di poter dare.
Dipende da quanto so accontentarmi, e da quanto son proteso in avanti:
      dipende da quanto pretendo da me.
Dipende da quello che sono disposto a perdere, che dipende da quanto ho.
strade

Waking up in a good day

2 novembre 2008

     Un risveglio riposato nel sole, per un metereopatico ipnopatico come lui, è come un’ondata di estasi. Mentre si rotola lento nelle lenzuola, sente diffondersi un raro e lontano calore tra le braccia, sotto il cuscino e tra le gambe. Gode dell’istante di silenzio, ammirato di come la mente sia sottomessa al piacere del corpo.
     E come quando dicono che dopo la tempesta arriva il sole, tutto sembra a portata di mano, tutto quantomeno possibile: basta tendere il braccio, basta volerlo e avere l’accortezza di osare.
     Forse: basta?

good day

 
When I’m looking for the perfect things
Some fantasies they save me with the grace (it’s a precious land)
All around me little things are shining like they are one (are we sisters?)
When I’m looking for the perfect things
I stand up and put on another face
You’re all exploring all you see, you should live everything

     Perspiring deeply watching these fears as big as planets I’m hot.
     I’m hot.

I’m waking up in a good day
So happy walking into the sun
See you are living all you are in your eyes, is there an end?

Just gimme some time sister gimme some trust sister.
I really want you see me the way I am
the way I am
the way I am!

     Perspiring deeply watching these fears as big as planets I’m hot.
     I’m hot.

Y e l l o w   s u n   keeps on burning
W i l d   w i s e   e a r t h  keeps on turning.
 
(elisa: asile’s world)