No, non ho varcato nuove frontiere dell’autoerotismo: mi son proprio messo a stirare! Sorpresa
Essendo la mia famiglia in vacanza, infatti, non ho avuto scelta e mi son dovuto fare il bucato per le cose che mi serviranno in finlandia. Ovviamente il pericolo ferro da stiro lo credevo scongiurato, anche perchè mia manma mi rassicurò dicendomi "Ma nooo che non ti serve: basta che sbatti bene le magliette appena la lavatrice finisce la centrifuga, e vedrai che nn c’è bisoigno di stirarle!" Tutto vero, peccato che dimenticai le magliette e tutto il resto nella centrifuga per tutta una abbondante notte, cosicchè quando il pomeriggio seguente aprii l’oblò era tutto indubbiamente stroppicciato. Sarcastico
     Non che lo stirare in sè mi spaventasse poi troppo: infatti è una di quelle cose che ho visto fare talmente tante volte da essere sicuro di poterle fare ad occhi chiusi; un po’ come quando stai per fare la  patente, vedi tuo papà che guida e dici "ma sì, ovviamente lo saprei fare anch’io"… poi appena prendi in mano l’auto non riesci a fare nulla!
     Mi avvicino dunque all’asse con fare sicuro: perlustro il campo, e inizio scaramanticamente con un paio di pantaloncini senza i quali, penso, potrei vivere tranquillamente, e mi lancio all’avventura. Inizio un quarto di gamba, poi giro, faccio l’altro quarto, poi mi accorgo che nel frattempo ho fatto una piega, ripasso, ritorno alla gamba iniziale… insomma, il 60%del tempo è per ripassare sulle nuove pieghe artificiali da me create, che sarebbereo tanto artistiche se decidessi che questi pantaloncini sono di D&G, ma evidentemente non lo sono, e mi tocca affrontare tutte le 3450 tasche e gli 234 bottoni cercando di evitare queste stramaledettissime pieghe. Non c’è storia: vince sempre lui, il bastardissimo ferro da stiro: io ne salvo una, e lui ne crea tre!
     In qualche modo giungo al termine del pantalone, poi affronto una t-shirt, poi un altra, insomma mi sembra di cavarmela non male, e allora scorgo con la coda dell’occhio quello che è la maggiore sfida delle stiratrici di tutto il mondo (o almeno di quelle che hanno un figlio che studia medicina:): il camice del tirocinio! Il camice infatti ha insite in sè tutte le difficoltà dello stiramento delle camicie, notoriamente difficilissime, sommate alla difficoltà di laurearsi in medicina, e tutte queste difficoltà esplodono in un turbine di bottoni, tasche, controtasche, colli, asole, maniche dalla forma inenarrabile… Ma dopo una buona mezzora di avanti e indietro riesco insperatamente a finire anche quello.Animoticon
     Bhè, guardando la (piccola) massa di abiti stirati non sembra poi così male, forse ho un tantino esagerato con l’amido: i pantaloni camminano da soli e il camice mi fa diagnosi di una malattia psichiatrica di cui non riferisco, ma nel complesso son riuscito a non danneggiare irreparabilmente nemmeno un calzino!
     Certo che, madò: CHE CALDOOO! Ma non si possono fare dei ferro da stiro con l’aria condizionata? O almeno con del vapore fresco, che almeno eviterei di avere le mani mezze bruciacchiate per ogni volta che spruzzavo un po’ fuori rotta!
Sorriso
 
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Altrove

17 luglio 2008

     Scrollatomi di dosso l’ultimo esame, oggi mi sono definitivamente congedato dall’università per quest’anno. E’ strano, questa volta è stato un saluto vero, a differenza degli anni scorsi dove non “staccavo” mai definitivamente, un po’ perché approfittavo del tempo libero estivo per finire un po’ delle 150ore in clinica odontoiatrica, un po’ perché comunque già da giugno, finite le lezioni andavo in università più saltuariamente. Invece quest’anno ho proprio "chiuso casa" bresciana e fatto le valigie, e per una piacevole casualità ho pure avuto modo di incontrare e salutare moltissimi amici tutti stamattina, pur con la calma necessaria per quelli più importanti. Animoticon
     Ma soprattutto, quest’anno farò uno stop estivo di lunghezza inaudita: un mese e mezzo! Ma sono impazzito?Sorpresa
No, no, anzi: sono convinto che mi ci voglia tutto: una buona vacanza prima di rimettermi sotto per quello che sarà l’ultimo anno… è incredibile! Sono praticamente fuori! (sì, escludendo i 10 esami, la tesi, la laurea e tutto il resto)… se ci penso non mi sembra vero: non assomiglio per nulla alla persona che pensavo sarei diventato una volta laureato: maturo, affidabile, preparato, sicuro… vabbè, probabilmente vorrà dire che acquisirò tutte queste qualità nei prossimi mesiA bocca aperta.
          Se voglio che si avveri il sogno che ho fatto da bambino
          Mi devo stare vicino – fin troppo
          Per imparare le cose non le devo disprezzare
          Potrei finire male – o troppo normale
                                                         (Morgan: "Me")
     Comunque, in questi giorni ho capito – anzi ho ri-capito – che la cosa importante è “la vita”, e non “la medicina” (o l’università, o la carriera o come la si voglia chiamare). Ok, detto così sembra melodrammatico e comunque non una grande scoperta, ma non è facile tenerlo a mente quando intorno a me c’è gente in cui il 90% della propria mente è occupato dalla seconda opzione. Studenti, per non parlare dei medici, a volte li guardo e penso che togliendo tutto quello che riguarda la medicina, a molti di loro non rimarrebbe molto… E non mi riferisco solo all’avere una vita sociale, perché uno può avere un’ottima vita sociale ma essere comunque completamente immerso nella medicina. Intendo dire che dovrei compiere le mie scelte in base a quello che è meglio in funzione della mia vita, della mia felicità (giusto per rimanere nel melò), non in funzione della mia laurea/carriera (giusto per entrare nella fantascienza). Therefore, ora mi faccio una bella vacnza e l’anno prossimo ritorno alla musica, ritorno a nuotare, ritorno a leggere… tutte cose che senza nemmeno rendermi conto ho messo un po’ per volta da parte, perché devo preparare gli esami ecc ecc… Cos’è più importante per me? Entrare in specialità un anno prima o iniziare un anno dopo continuando a suonare, scoprire film, studiare quello che mi piace indipendentemente dagli esami? Hehe chi mi conosce ha già capito dove voglio arrivareAnimoticon
          Ho deciso di perdermi nel mondo
          Anche se sprofondo
          Lascio che le cose mi portino altrove
          Non importa dove
          Applico alla vita i puntini di sospensione…
                                                          (Morgan: "Altrove")
 
     Vabbè, dai sto diventando troppo serio… sarò forse iniziata la kafkiana metamorfosi verso il Fabrizio maturo ecc ecc?
Guardiamo a breve: settimana prossima al mare IN ROULOTTE! Hihi chissà che danni! E come non ricordare quel fantastico cartone animato di Walt Disney dove Pippo Paperino e quel paraculato di Topolino vanno in vacanza in Roulotte ribaltandosi ad ogni curva? Haha wow ora vado a riguardarmelo!!! Troppo fantastico!Caldo

roulotte topolino

E fra meno di due settimane….FINLANDIAAA!!!

A bocca aperta

     Un concerto, almeno per come la vivo io, è un’esperienza mentale: non è semplicemente l’azione fisica di andare in un tal posto, sedersi ed ascoltare della musica. E bhè, non posso nascondere in tal senso qualche delusione per il concerto di ieri sera dei Sigur Ròs.
     Primo colpevole il tempo, in entrambi i sensi: il tempo meteorologico, che per tutta la serata ha lanciato lampi e fulmini minacciano tempeste drammatiche, e che invece si è limitato a pioverci addosso per tutta la serata. Ma ovviamente il concerto è stato “abbreviato” di una buona mezz’oretta per non rischiare di avere un pubblico spappolato dalla grandine. E poi il tempo fisico: sempre causa maltempo, l’esibizione è stata anticipata di qualche minuto, così che il concerto è iniziato dopo pochi minuti dal nostro ingresso nell’arena. Bhè, rischierò di essere banale, ma a me piace godermi l’attesa del concerto: passare un po’ di tempo sotto il palco, osservare la disposizione degli strumenti, ascoltare i supporter, e ancora meglio se si riesce a sentire il soundcheck… solo così riesco ad entrare nel profondo della successiva esibizione.
     E infine, anche lo spazio: mai più concerti in tribuna. In pratica, sembrava di vederli in tv, solo che mi pioveva addossoDeluso.

band-nero

    Però, loro, sono dei grandi. Per buona parte del concerto sul palco erano 12 musicisti, e gli strumenti suonati erano molti di più. Repertorio che spaziava dalle prime cose della band (Hafssòl, un crescendo incontrollabile verso la cacofonia), agli ultimi lavori (stupito da come Gobbledigook sia venuta bene dal vivo!), comprendendo tante cose in between: Sfevn-G-englar (l’unica concessione ai sigur ros eterei e sognanti come li abbiamo conosciuti in molti), Saeglopur (meravigliosa, sempre fantastica), dando forse troppo spazio agli episodi più ritmici e movimentati a scapito delle "atmosfere rarefatte" di cui si parla in tutte le biografie della band (ma, duole ripeterlo, sono tagli alla scaletta causati dal maltempo).
    Scenografia sul palco più contenuta rispetto al tour precedente, ma comunque davvero curiosa, con dei palloni giganti che si illuminavano con tonalità e ritmi diversi a seconda delle canzoni. Tanti ottoni in più rispetto al passato, scelta che mi piace molto e che aggiunge una dimensione gloriosa anche alle canzoni più vecchie.
    Ma con tutto ciò, non nascondo il retrogusto amaro per quello che poteva (doveva!) essere e non è stato, il taglio delle canzoni più intime e emozionanti, il coinvolgimento "livello TV", il non aver visto nemmeno la loro faccia…

arimagg-jonsi1arimagg-orrikjartan

Costruire

6 luglio 2008

E’ da tanto che volevo postare questa canzone, e finalmente ne ho avuto una degna occasione.
     Ieri sera, concerto "sorpresa" di Niccolò Fabi, in una piccolo paese della bergamasca dove si è esibito come ospite in una manifestazione musicale per giovani musicisti, in un mini show con una manciata di pezzi chitarra e voce. Gran serata, gran serata davvero: il publico era poco, non c’era stata pubblicità e nè il sito ufficiale nè altre fonti della rete parlavano dell’esibizione, così che pure io dubitavo se avrebbe suonato o meno. Così il risultato è stato quello di una serata intima, fra amici quasi, con un continuo dialogo (vero, non solo attraverso le canzoni) con il pubblico,a sua volta rilassato e divertito.
     Poi, una volta finita l’esibizione, è pure successa una cosa che non avrei immaginato: dopo le consuete foto di cellulare e autografi di cd dei fan, abbiamo chiaccherato un po’ insieme di musica.A bocca aperta Eh sì: io, Niccolò e un paio di altri ragazzi conosciuti sotto il palco, neanche fossimo amici di sempre, a chiaccherare di quali artisti ci piacciono e di quali lo hanno influenzato, Damien Rice, Ray LaMontagne, Glen Hansard… Poi Niccolò è andato giustamente a riposarsi, mentre noi abbiamo continuato la nostra chiacchierata musicale. (uhu quanto tempo che non ne facevo una così soddisfacente Caldo)
     Niccolò: un grande, davvero. Tantissime sue canzoni meriterebbero di essere postate qui (quale onore, tra l’altro!Linguaccia), ma senza dubbio lo spazio per ora va dato ad una delle canzoni più belle di sempre, una di quelle che mi sento cucito addosso come un vestito, anzi come una pelle, e ogni volta che l’ascolto mi stupisco che sia stata scritta da qualcuno che non sia Me Stesso.

fabi

Costruire – Niccolò Fabi
Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
 
ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora
 
penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa
 
al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto al tremore dell’esordio
ma tra la partenza e il traguardo
  
     nel mezzo c’è tutto il resto
     e tutto il resto è giorno dopo giorno
     e giorno dopo giorno è
     silenziosamente costruire
     e costruire è potere e sapere
     rinunciare alla perfezione
 
ma il finale
è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione
così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
tra l’attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento
 
     nel mezzo c’è tutto il resto
     e tutto il resto è giorno dopo giorno
     e giorno dopo giorno è
     silenziosamente costruire
     e costruire è sapere e potere
     rinunciare alla perfezione
 
ti stringo le mani
    
rimani qui
         
cadrà la neve
             
  a breve 

 

20060220113553fabi1

Lost?

4 luglio 2008

    Bha, i Coldplay.
Il loro primo album, quel meravigliosa melassa a base di chitarra acustica e poco altro, mi aveva aperto le orecchie ad un nuovo genere.
Il loro secondo album, quel dubbio miscuglio di pacchianeria pop e richiami alle sonorità acustiche, mi aveva messo in dubbio.
Il loro terzo album, quella paccottaglia di suoni a far da contorno al gioiellino "Fix you", mi aveva deluso e scoraggiato.

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    E ora, il nuovo album non aveva suscitato in me molta curiosità. Però c’era quel titolo, "Viva la vida or death and all his friends". Però c’era quella canzone,"Violet hill". Però c’era quella copertina. Il tutto non coincideva con l’immagine della band ormai votata al mercato puramente commerciale. E poi, c’era ancora Fix You nelle orecchie.
Allora ho dato un ascolto, e mi son dovuto ricredere.

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    Bhe, i Coldplay:
Il loro quarto album, un imprevedibile dimostrazione di come si possa fare musica rockpop in modo originale, di come degli arrangiamenti creativi e intelligenti possano creare una canzone perfetta partendo da una melodia semplicissima ("viva la vida"); di come lavorando sulla composizione si possa fare evolvere un pezzo evitando le banalità di chi si accontenta della prima stesura. E in mezzo a tutto ciò, una splendida pop-song che mi risuona in testa da giorni, con un bel testo e un bel messaggio. Sì, ho detto "pop": mollo per un poco le mie attitudini snob islandesi, e viva i coldplay and all of their friends.A bocca aperta

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Coldplay – "Lost!" 
Just because I’m losing
Doesn’t mean I’m lost
Doesn’t mean I’ll stop
Doesn’t mean I would cross
 
Just because I’m hurting
Doesn’t mean I’m hurt
Doesn’t mean I didn’t get
What I deserved
No better and no worse
 
I just got lost
Every river that I tried to cross
Every door I ever tried was locked
And I’m just waiting ‘til the shine wears off
 
You might be a big fish
In a little pond
Doesn’t mean you’ve won
‘Cause along may come 
A bigger one
 
And you’ll be lost
Every river that you tried to cross
Every gun you ever held went off

Ohhh and I’m…
Just waiting until the firing stopped
Ohhh and I’m…
Just waiting ‘til the shine wears off

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