Epileptic Pride

3 maggio 2008

     Domani è la giornata nazionale dell’epilessia, e io da entusiasta neo-epliettico non potevo esimermi dal far sentire la mia (non richiesta) voceAnimoticon. Non ho intenzione di fare lo stato dell’arte per quanto riguarda la terapia o la prognosi, lungi da me lanciarmi in pistolotti sulle ipotesi eziogenetiche (anche se un po’ ne avrei voglia… Linguaccia) ho già raccontato con dovizia di simpatici aneddoti le mie avventure ospedaliere qui qui e qui, però una cosa da dire ce l’ho:
L’EPILESSIA NON E’ UNA DISGRAZIA!
     Sembra una affermazione scontata? Neanche un po’: da quando ho avuto gli attacchi qualche mese fa, le reazioni degli amici dei miei familiari erano sempre le stesse: dire "Fabri ha avuto un attacco epilettico" sortiva lo stesso effetto che se avessero detto "Fabri si è schiantato contro un muro mentre viaggiava a 180 km/h e si è miracolosamente salvato rimbalzando su un camion che trasportava materassi che in quel momento passava di lì”. Ok, avrei preferito avere un Attacco di Incontenibili Risate, o un Attacco di Intolleranza verso mia sorella, ma nella Lotteria Delle Possibili Malattie Di Cui Ammalarsi, sono stato più che fortunato: tanto per cominciare mi son beccato l’unica malattia neurologia guaribile, e poi è una malattia che nei periodi tra una crisi e l’altra non ha nessunissimo sintomo (a meno che mi tornino i miei deja-vu, ma in questo caso la considero una recidiva). E anche nei casi magari più complessi del mio, è una patologia in cui si riesce spesso ad ottenere un controllo molto buono delle crisi, se non addirittura completo.
     E infine, l’epilessia è una delle malattia più affascinanti e stupefacenti che ci possano essereSorriso. Infatti, la sua peculiare fisiopatologia determina degli stati di attivazione anomala della corteccia cerebrale che (talvolta) si traducono in sintomi incredibili: Dostoevskij, probabilmente il più famoso epilettico della storia, affermava che l’effetto che provocava in lui questa apparentemente banale scarica elettrica si traduceva in un esperienza mistica di completo benessere, e leggendo le sue parole non si può non esserne affascinati, quasi invidiosi: “Voi che siete sani non potete immaginare la felicità che proviamo noi epilettici nell’attimo che precede il nostro attacco… Non so se questa felicità duri qualche secondo, o un’ora o un mese, ma credetemi: non la scambierei per nessuna gioia che la via può dare!”
     Bhè, ora: la mia aura epilettica non è proprio così appagante come quella del buon Fedor, ma comunque ho scoperto moltissime storie di persone accolte nelle loro aure epilettiche da ricordi altrimenti smarriti e ormai irraggiungibili, come la Signora O’. C. che nelle sue crisi ritrovava i ricordi persi dei suoi primissimi anni di vita, di cui non aveva chiaramente ricordi normalmente raggiungibili; o le vecchiette che sentivano brani musicali o altre storie incredibili raccontate da Oliver Sacks nei suoi libri che sono ormai un must per neurologi e neuropaticiA bocca aperta.
 
     Bhè, alla fine questo post è uscito molto più serio di quanto intendessi… whatever, beccatevi ‘sto superoriginalissimo slogan della Lega Italiana Contro l’Epilessia per questa giornata: sui manifesti campeggia Juri Chechi (a cui è anche stato messo il sottotitolo “il signore degli anelli”, come se questo ormai fosse il suo titolo ufficiale e non un soprannome, per essere sicuri che proprio tutti potessero cogliere il sottilissimo gioco di parole dello slogan): “l’ignoranza e il pregiudizio sono gli anelli deboli”… mmminchia che bel motto! Neanche un po’ scontato, neh!Linguaccia
 

jury_locandina2008

 

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2 Risposte to “Epileptic Pride”

  1. carmen said

    l’essere "diversi" spesso vuol dire essere "speciali"…
    peccato lo capiscano in pochi… 

  2. Fab said

    🙂
     
    (ma cmq non mi sento "diverso"… ammetto però che "speciale" mi piace molto :P)

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