Rage

31 maggio 2008

 
Fortuna che c’è Damien.
 
     Rootless Tree (Damien Rice)
 
what i want from you is empty your head
they say be true, don’t stain your bed
we do what we need to be free
and it leans on me like a rootless tree
what i want from us is empty our minds
we fake a fuss and fracture the times
we go blind when we’ve needed to see
and it leans on me like a rootless…
     so fuck you, fuck you, fuck you
     and all we’ve been through
     i said leave it, leave it, leave it
     it’s nothing to you
     and if you hate me, hate me, hate me
     then hate me so good that you can let me out
     let me out of this hell when you’re around
what i want from this is learn to let go
no not of you of all that’s been told
killers reinvent and believe
and this leans on me like a rootless…
     so fuck you, fuck you, fuck you
     and all we’ve been through
     i said leave it, leave it, leave it,
     it’s nothing to you
     and if you hate me, hate me , hate me,
     then hate me so good that you can let me out ,
     let me out of this hell when you’re around
     let me out…
and fuck you, fuck you, i love you
and all we’ve been through
i said leave it
it’s nothing to you
and if you hate me
then hate me so good that you can let me out
let me out…
it’s hell when you’re around

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         [mia liberissima trad:]
     ciò che voglio da te è svuotarti la testa
     mi dicono: sii sincero, non macchiare il letto
     noi facciamo quel che dobbiamo per essere liberi
     e tutto ciò pende su di me, come un albero sradicato
 
per cui fanculo a te e a tutto ciò che è stato
ho detto: lascia, per te non è niente
e se mi odi, odiami abbastanza da lasciarmi fuori
fuori da quest’inferno quando sei intorno
 
     ciò che voglio da questo, è imparare a fregamene
     no, non di te: di tutto ciò che è stato detto
     assassini che si reinventano e diventano credenti
     e questo pende su di me come un albero sradicato
 

Su di un foglio leggero

30 maggio 2008

 
Camminando mi specchio in una vetrina. You don’t walk: you dance, mi dice. Resto avvolto nel pensiero per sempre: è come i campi di viti, è come il faro in piena notte fra gli alberi, my woods. Ed è avvolgente ed è disarmante – qualche volta mi porta nel mio mondo.

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You don’t walk: you dance. You don’t breath: you sing. Le dita non hanno riposo, le mani non conoscono guida. Nulla di diverso dalla pioggia quando c’è il sole, mi si dice. 
 
All this have a hold on me. I will never ever ever be free from it.

Eden

24 maggio 2008

 
     Did you ever think of me
     As your best friend?
     Did I ever think of you?
     I’m not complaining
          I never tried to feel this vibration
          I never tried to reach your eden
 
     Did I ever think of you
     As my enemy?
     Did you ever think of me?
     I’m complaining
          I never tried to feel this vibration
          I never tried to reach your eden
("eden" by Hooverphonic)
 

Hooverphonic_jpg

 

[per la splendida serata, per le nuove amicizie, per aver scoperto che Geike è una strafiga, per Bocchino ‘the keybord player’, perchè è una canzone fantastica, e perchè le alchimie umane mi lasciano sempre a bocca apertaA bocca aperta]

B’Day

18 maggio 2008

     Appena rientrato da un maratona di festeggiamenti di 24 ore, sento cibi e bevande di ogni tipo che si muovono dentro di me, e non è un’esperienza piacevolissima ma va bene uguale Open-mouthed
     Nonostante la fregatura del brutto tempo, nonostante la badilata di fragole rovesciatesi giusto 10 minuti prima dell’arrivo di tutti, nonostante il pacco dei soliti, la premiata ditta Fabry & Giacomo è riuscita a salvare la festa grazie a delle geniali idee di arredamento e illuminazione, e tra forni e aperitivi siam riusciti a nutrire la peraltro nutrita schiera di amici. Merito anche del successo della serie "Attenzione: Fabrizio ai fornelli", che riserva sempre il brivido dell’imprevisto a chi si attenta a fidarsi delle mie capacità culinarie – ma in realtà non c’era molto di mia produzione! Ad ogni modo, son davvero contento della serata: vedevo tutti a proprio agio e che si divertivano (hem…tranne forse daniele….!?), e mentre Gia si occupava delle pizze, io mi dividevo tra la stanza principale e l’ormai mitica Sala B, intrattendendo gli invitati come una Mrs. Dalloway finalmente libera dalle sue paranoie (ma senza rinunciare alla logorrea in stile stream of conciousness Open-mouthed).
      Oggi poi pranzo con la family, col quale ho capito una grande verità: fare un pranzo al ristorante il giorno dopo una festa, diciamolo, è un po’ un’idea malsana. Tanto per iniziare non avevo fame, visto e considerato il fatto che avevo mangiato fino alle 2 e che stamattina abbiam pure dovuto pulire casa da tutto lo sporco. Secondariamente, se anche inizialmente possa sembrare che i fumi dell’alcool siano svaniti, è una pura apparenza priva di fondamento: me ne sono reso conto quando, nel bel mezzo del pranzo, ho preso un uccellino dal piatto dello spiedo e mi son messo a farlo cinguettare sulla testa di mia sorella, per poi porlo nel piatto e lanciare versi strazianti mentre gli staccavo la testa col coltello… poi mi giro e vedo tutto il ristorante che mi guarda, e decido che forse è il caso di smetterla (cuiip cuiiip cuiiiieeeeeep!).
     Cosa più importante: tanto alcool e nessun segno di crisi Hot
 
 
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Pathway

16 maggio 2008

     Percorso: da qualche ora mi sto gingillando sul significato e sul percepito di questa parola. In questi giorni mi si stanno mostrando diverse possibilità sul mio futuro, e mi rendo conto di come tutto sommato esistano solo due vie: una silenziosamente disegnata da tutte le mie orme di ieri, e un’altra che svolta pericolosamente ad angolo retto per poi sfumare indefinita all’orizzonte. I miei passi non sono mai stati casuali, e mi hanno preparato delle soluzioni che sarebbero considerate perfette molti miei coetanei: una sistemazione definitiva, e se se la volessi dovrei solo allungare la mano. Always seemeded good, on paper, always sounded good, on theory.
     Percorsi: lascio vagare la mente sulle tante strade che ho davanti, senza la presunzione di sceglierne una, semplicemente le lascio volteggiare davanti ai miei occhi stanchi. Dondolano tra l’ammissione dei limiti e la tendenza all’infinito; galleggiano tra quello che vorrei e quello che potrei, e si confondeno tra le piume dei cuscini lanciati per la stanza.
     Percorso: participio passato di “percorrere”. Presuppone che questi siano già stati esplorati da altre persone, ed è così. I miei genitori, ne hanno avviati molti e di molti generi: una bella casa, con un orto e un giardino da potare in previsione della prossima fioritura. Una rivista, un circolo culturale. Un assicurazione sulla vita. Una rete di amicizie, luoghi e memorie: un nome e un cognome. Ora ho capito perché tutte queste cose, ottime sulla carta, in realtà mi diano l’orticaria: sono delle vie, create da qualcuno e proiettate nel futuro. Vie in cui potrei facilmente e silenziosamente inserirmi, e senza nemmeno accorgermene camminerei nel percorso, senza rischiare imprevisti. Se volessi, potrei semplicemente vivere tutto questo, e senza nessuno sforzo avrei già tutta una vita pronta: avrei delle certezze e un paracadute.
     Ma il problema dei paracadute è sempre quello: hanno un imbracatura troppo stretta.

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Joyful

9 maggio 2008

 
Sono piccolo, e non so molte cose, ma ne derivo soddisfazione – anzi, piacere. So che mi piace, ed è questo infine l’unico motivo.
 
     In generale cerco di non postare troppe canzoni, perchè poi si sa che è il classico post che nessuno legge, visto che nessuno vuol prendersi la briga di decifrare il testo, tantopiù se in inglese…Linguaccia
Però dopo due giorni che mi gira in testa questa canzone di Ani DiFranco, ho tirato fuori dall’armadio il mio istinto represso di traduttore e mi son messo all’opera…
     Mmm, bhè a rileggerlo ora sembra piuttosto il testo di una canzone di chiesa, ma al di là della mia orribile rendition, la canzone è davvero… vera. Quando sono un po’ sommerso dai miei impegni, quando un occhio esterno (ma tutto sommato anche uno interno) potrebbe chiedersi chi me lo faccia di correre fra tutti i miei impegni, talvolta arriva il momento in cui mi accorgo di come tutto questo mi piaccia! E non solo a causa del mio istinto masochista, ma proprio perchè ne derivo piacere.
     Sono un ragazzo edonista. Chi l’avrebbe mai detto?Deluso
 
 
Lo faccio per la gioia che ne ricavo, perché sono un ragazzo allegro
perché il mondo non mi deve nulla, e noi ci dobbiamo l’un l’altro il mondo
lo faccio perché è il minimo che possa fare, lo faccio perché l’ho imparato da te
e lo faccio perché ne ho voglia, perché ne ho voglia.
 
Tutto ciò che faccio viene valutato, per lo più in modo sbagliato
perché lo specchio del bagno non si è spostato
e l’uomo che ci vive dentro può dedurre la verità dalle cose che gli si dicono
e mi guarda negli occhi, e mi dice: “preferiresti il modo facile?”
“no”, “ok, allora non lamentarti”
 
Mi chiedo se tutto quello che faccio, lo faccia al posto di qualcosa che vorrei fare di più
la domanda mi riempie la mente,
e so che non c’è nessun progetto qua, è solo il modo in cui vanno le cose,
e quando tutto il resto sembra confondersi, beh almeno io so che
 
Lo faccio per la gioia che ne ricavo, perché sono un ragazzo allegro
perché il mondo non mi deve nulla, e noi ci dobbiamo l’un l’altro il mondo
lo faccio perché è il minimo che possa fare, lo faccio perché l’ho imparato da te
e lo faccio perché ne ho voglia, perché ne ho voglia.
 
ani dif 2
 
"Joyful Girl"
 
i do it for the joy it brings
because i’m a joyful girl
because the world owes me nothing
and we owe each other the world
i do it because it’s the least i can do
i do it because i learned it from you
i do it just because i want to
because I want to
 
everything i do is judged
and they mostly get it wrong
but oh well
‘cuz the bathroom mirror has not budged
and the woman who lives there can tell
the truth from the stuff that they say
and she looks me in the eye
and says would you prefer the easy way?
no, well o.k. then
don’t cry
 
and i wonder if everything i do
i do instead
of something i want to do more
the question fills my head
i know that there’s no grand plan here
this is just the way it goes
and when everything else seems unclear
i guess at least i know
 
i do it for the joy it brings…
 

Coreia

6 maggio 2008

     A volte Laureen sentiva l’impellente necessità di ballare. Nonappena il piccolo si addormentava lo poneva nella culla, e già lievemente elettrizzata scendeva le scale, chiudendosi la porta alle spalle senza far rumore. Quasi furtivamente tirava le tende, ed era ancora meglio quando di sera poteva contare sul buio esterno. Poi metteva un disco, e finalmente poteva arrendersi alla musica. Non erano brani particolarmente ritmati, a differenza di quelli che solitamente amava ballare da giovane, al contrario ora preferiva inspiegabilmente i brani lenti. Ma a tutto questo non pensava, mentre silenziosamente si toglieva la maglietta, e rimasta così in gonna e reggiseno iniziava ad ondeggiare. Alzava le braccia, chiudendo e riaprendo lentamente gli occhi, e volteggiando su sé stessa si abbandonava al lieve delirio della danza. Una ballo arcaico, una danza senza figure nè organizzazione ma ricca di un’armonia sprigionata dalla sua stessa necessità. Non c’era niente di premeditato nei suoi movimenti, semplicemente lasciava che le onde dei suoni si unissero in mistica connessione alle flessioni delle sue gambe. Nel suo ondeggiare, non si era mai sentita tanto stabile.
 
Giulia%20Piolanti

Epileptic Pride

3 maggio 2008

     Domani è la giornata nazionale dell’epilessia, e io da entusiasta neo-epliettico non potevo esimermi dal far sentire la mia (non richiesta) voceAnimoticon. Non ho intenzione di fare lo stato dell’arte per quanto riguarda la terapia o la prognosi, lungi da me lanciarmi in pistolotti sulle ipotesi eziogenetiche (anche se un po’ ne avrei voglia… Linguaccia) ho già raccontato con dovizia di simpatici aneddoti le mie avventure ospedaliere qui qui e qui, però una cosa da dire ce l’ho:
L’EPILESSIA NON E’ UNA DISGRAZIA!
     Sembra una affermazione scontata? Neanche un po’: da quando ho avuto gli attacchi qualche mese fa, le reazioni degli amici dei miei familiari erano sempre le stesse: dire "Fabri ha avuto un attacco epilettico" sortiva lo stesso effetto che se avessero detto "Fabri si è schiantato contro un muro mentre viaggiava a 180 km/h e si è miracolosamente salvato rimbalzando su un camion che trasportava materassi che in quel momento passava di lì”. Ok, avrei preferito avere un Attacco di Incontenibili Risate, o un Attacco di Intolleranza verso mia sorella, ma nella Lotteria Delle Possibili Malattie Di Cui Ammalarsi, sono stato più che fortunato: tanto per cominciare mi son beccato l’unica malattia neurologia guaribile, e poi è una malattia che nei periodi tra una crisi e l’altra non ha nessunissimo sintomo (a meno che mi tornino i miei deja-vu, ma in questo caso la considero una recidiva). E anche nei casi magari più complessi del mio, è una patologia in cui si riesce spesso ad ottenere un controllo molto buono delle crisi, se non addirittura completo.
     E infine, l’epilessia è una delle malattia più affascinanti e stupefacenti che ci possano essereSorriso. Infatti, la sua peculiare fisiopatologia determina degli stati di attivazione anomala della corteccia cerebrale che (talvolta) si traducono in sintomi incredibili: Dostoevskij, probabilmente il più famoso epilettico della storia, affermava che l’effetto che provocava in lui questa apparentemente banale scarica elettrica si traduceva in un esperienza mistica di completo benessere, e leggendo le sue parole non si può non esserne affascinati, quasi invidiosi: “Voi che siete sani non potete immaginare la felicità che proviamo noi epilettici nell’attimo che precede il nostro attacco… Non so se questa felicità duri qualche secondo, o un’ora o un mese, ma credetemi: non la scambierei per nessuna gioia che la via può dare!”
     Bhè, ora: la mia aura epilettica non è proprio così appagante come quella del buon Fedor, ma comunque ho scoperto moltissime storie di persone accolte nelle loro aure epilettiche da ricordi altrimenti smarriti e ormai irraggiungibili, come la Signora O’. C. che nelle sue crisi ritrovava i ricordi persi dei suoi primissimi anni di vita, di cui non aveva chiaramente ricordi normalmente raggiungibili; o le vecchiette che sentivano brani musicali o altre storie incredibili raccontate da Oliver Sacks nei suoi libri che sono ormai un must per neurologi e neuropaticiA bocca aperta.
 
     Bhè, alla fine questo post è uscito molto più serio di quanto intendessi… whatever, beccatevi ‘sto superoriginalissimo slogan della Lega Italiana Contro l’Epilessia per questa giornata: sui manifesti campeggia Juri Chechi (a cui è anche stato messo il sottotitolo “il signore degli anelli”, come se questo ormai fosse il suo titolo ufficiale e non un soprannome, per essere sicuri che proprio tutti potessero cogliere il sottilissimo gioco di parole dello slogan): “l’ignoranza e il pregiudizio sono gli anelli deboli”… mmminchia che bel motto! Neanche un po’ scontato, neh!Linguaccia
 

jury_locandina2008

 

Betulla haunts me

2 maggio 2008

     Secondo me, le betulle ce l’hanno con me. Tanto per cominciare, ogni anno puntualissime al fiorir della bella stagione, le otto betulle che troneggiano fuori dalla mia camera proprio all’altezza delle mie finestre sfoggiano il loro imponente fogliame, e in un impeto riproduttivo  scagliano nell’aria un’immonda quantità di pollini. Ormai  ho capito le loro intenzioni, e me ne guardo bene dall’aprire le finestre, e scruto sottecchi i malefici pollini che stazionano a mezz’aria aspettando il fatale momento in cui, in un calo di attenzione, aprirò le mie belle finestrone e soccomberò a suon di lacrime e starnuti.
      Ma ora, pare che le subdolissime betulle si siano organizzate a livello internazionale per attaccarmi alle spalle anche in Finlandia… ma grazie alla Vivident, che ormai è meglio di Wikipedia per tenermi aggiornato sugli usi e costumi della terra di babbo natale, sono riuscito a scoprirle in anticipo… A bocca aperta
(E tra l’altro, ho pure scoperto che "Bjork" in islandese significa proprio betulla! Roba che dovrebbero essermi amiche, con tutta la veenrazione che profondo(?) per l’islandese!)

Che culo

1 maggio 2008

 
Ho perso il cellulare.