Il signor A.

25 gennaio 2008

     Bhè, prima o poi doveva succedere, e oggi è successo.
Oggi è morto un paziente ricoverato nel reparto dove sto facendo tirocinio.
Non c’è molto da dire: era malato da tempo, ed era entrato in ospedale in stato soporoso, per cui non è che possa dire di "averlo conosciuto". A causa delle malattie che aveva, si faticava a comunicare con lui, e ora mi chiedo se quei pochi momenti in cui siamo riusciti a stabilire un contatto siano giunti davvero alla sua coscienza. (Mi chiedo anche se lo stringermi la mano fosse per la necessità di un contatto umano o fosse invece soltanto un riflesso.)
 
     Ma non voglio essere ipocrita: in fondo quello che provo ora è un senso di sollievo. Soffriva e non sarebbe mai migliorato. Sarebbe stato quasi crudele augurargli una lunga sopravvivenza. Solo, ho un senso di vaga inquietudine pensando che ce ne saranno altri, e non sempre la morte avrà questo aspetto di parte naturale e inevitabile delle cose. 
 
     Ma una cosa per volta: per ora basta un pensiero verso il signor A.
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2 Risposte to “Il signor A.”

  1. Alice said

    Tutti i giorni ci confrontiamo con la vita e la morte, ma ne abbiamo perso la sensibilità.
    Poi ogni tanto qualcosa ci risbatte in faccia il "doloroso confronto".
    Abbiamo ancora molto da imparare.

  2. Fab said

    …e poi ci scopriamo capaci solo di un abbraccio virtuale.

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